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lunedì 28 dicembre 2009
Mercato immobiliare: previsioni del REAG per il 2010
La maggior parte degli indici azionari legali all'immobiliare mostra oggi, rispetto a un anno fa, performance positive e addirittura sulle due cifre per molti indicatori. Nel valutare questo dato non bisogna però dimenticare che proprio dall'ottobre dello scorso anno i listini di borsa hanno subito un
deciso tracollo che in tutto il Mondo ha raggiunto il picco negativo nella primavera dell'anno in corso.
Gli indici positivi indicano sicuramente che il mattone quotato ha ricominciato ad attrarre gli investitori: le previsioni su una prossima fine della crisi economica contribuiscono ad alimentare la fiducia ma le performance si mantengono su livelli molto lontani da quelli che si registravano nell'ottobre del 2006 o anche nel settembre del 2008.
Si ricomincia a investire in questo tipo di titoli ma con cautela così come succederà anche per il mercato immobiliare “reale” non appena le banche riapriranno le linee di credito. Il mercato azionario è quello più sensibile al reale andamento dell'economia: la pubblicazione di un qualsiasi indice negativo si riversa il giorno stesso sugli indici azionari che immediatamente registrano perdite e arretramenti.
Il mercato immobiliare per sua natura non può essere così volatile tuttavia nelle economie eccessivamente finanziarizzate, come quella americana e quella inglese, si è verificato una sorta di allineamento tra l'andamento
degli indici azionari e il mercato vero e proprio. In un'economia come quella italiana, dove la produzione industriale e quella agricola compongono ancora un 26% del PIL, il valore degli immobili non ha subito decrementi a due cifre ma solo lievi correzioni al ribasso.
In Italia la crisi si è riversata sul numero di transazioni che sono bruscamente frenate. Gli italiani sono da sempre un popolo di risparmiatori: solo il 30% delle famiglie acquista casa tramite mutuo. Chi deve vendere non ha generalmente necessità di farlo in tempi brevi: può aspettare momenti di mercato più favorevoli. Il tasso di debito delle famiglie italiane è pari al 57%.
Negli USA il tasso di risparmio è prossimo allo 0% e quello di debito supera il 100% del reddito: questo comporta che la situazione economica di moltissime famiglie americane è legata all'andamento del mercato finanziario, se non altro attraverso indicatori quali i tassi interbancari che sono legati a doppio filo al quadro macroeconomico sia delle singole economie che di quella internazionale.
fonte: REAG
lunedì 21 dicembre 2009
Ripresa nel 2010?
Ci sono alcuni segnali che nel settore immobiliare la ripresa sia vicina, o quantomeno nel 2010 la contrazione delle trattative e la discesa dei prezzi sia alla fine.
Un piccolo spiraglio di ripresa era prevedibile dopo oltre 2 anni di ribassi, il cauto ottimismo lascia il posto ad un'analisi dei dati che il mercato ci presenta puntuali, il rallentamento della crisi comincia ad intravedersi.
Soprattutto in provincia di Milano la ripresa probabilmente avrà tempi leggermente piu lunghi rispetto a Milano, la presenza di moltissimi appartamenti nuovi rallenta la ripresa.
Bisogna prima smaltire tutto l'invenduto presente sul mercato per poi parlare di ripresa e di nuove iniziative.
martedì 24 novembre 2009
La casa ecologica ha bisogno di incentivi e dell’eco-prestito
Si parla tanto di risparmio energetico e di riqualificazione eco-sostenibile delle case e degli edifici in genere, ma l’Italia continua a presentare continui paradossi: nell’ambito della discussione della legge finanziaria, infatti, è stata messa in dubbio la proroga della detraibilità del 55% delle spese sostenute per la riqualificazione energetica. Tanto che Rossella Giavarini, Presidente di Confindustria-Finco (la federazione che rappresenta le industrie, i sistemi e gli impianti per le costruzioni e le manutenzioni edili e stradali) si è rivolta con una lettera ai ministri Tremonti, Scajola e Prestigiacomo per proporre due soluzioni concrete al problema: la prima, fondamentale, riguardante la necessità di prorogare o, meglio, stabilizzare il bonus del 55% e la seconda riguardante l’ipotesi di introduzione di un «Eco-Prestito».Considerato il fatto che il patrimonio abitativo italiano contribuisce per oltre il 35% alle emissioni di anidride carbonica nazionale, infatti, Finco sottolinea l’assoluta necessità di prevedere una proroga della misura del 55% di detrazione. «E’ indispensabile che tale misura venga prorogata per il triennio 2011-2013, se non addirittura resa stabile» ha dichiarato Giavarini che ha proposto anche un progetto per l’incentivazione dell’efficienza energetica nelle abitazioni private.
In pratica si tratta di consentire l’accesso a prestiti agevolati a tasso zero per 10 anni fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun beneficiario. «Per accedere a questi eco-prestiti occorrerebbe certificare di aver effettuato almeno due interventi che vanno dall’ incremento dell’efficienza energetica delle coperture e delle pavimentazioni a quello dei muri perimetrali e delle finestre, porte esterne e schermature solari, all’installazione di apparecchiature e sistemi per riscaldamento e produzione di energia elettrica ed acqua calda utilizzanti fonti rinnovabili o assimilate» spiega Giavarini convinta che la misura concorrerebbe all’abbattimento delle emissioni di anidride carbonica del patrimonio costruito e potrebbe essere finanziata in parte dalle Fondazioni bancarie o soprattutto dalla Cassa Depositi e Prestiti. L’Eco-Prestito potrebbe essere rimborsato in dieci anni, ma i lavori dovrebbero iniziare entro il 2010 e terminare al massimo entro l’anno successivo. Il prestito potrebbe essere riscosso in due tranche ad inizio e fine lavori, in modo da incentivare l’effettiva realizzazione degli interventi, generando, oltre che un incremento di tutte le attività imprenditoriali connesse, anche un aumento occupazionale con un chiaro ed immediato effetto anticiclico, utile per superare l’attuale congiuntura e favorire la ripresa.
Fonte: casa.it
venerdì 20 novembre 2009
Case prefabricate.
Il pilastro si incastra con la trave portante. Più volte, fino a costituire lo scheletro della casa. In mezzo si inseriscono i moduli delle scale e dei vani ascensore che danno stabilità alla struttura. Poi si aggiungono le pareti esterne (opache o trasparenti, bianche o colorate) e quelle divisorie interne, i balconi e le ringhiere. Infine, si montano i moduli del bagno già pre-assemblati con tanto di impianti elettrici e idraulici. Ultimo ritocco: il montaggio a incastro di pannelli a soffitto in cui far passare fili e condutture elettiche.
È un po’ come montare un Lego gigante. Perché questa volta non è la casetta in miniatura a prendere forma, bensì intere palazzine che possono arrivare a un massimo di dieci piani. A brevettare in Italia il nuovo modello edilizio è Rdb costruzioni, che ha costituito la società Rdb Casa. Il progetto è stato realizzato dall’architetto Paolo Caputo che, alla modularità del processo di costruzione, ha associato l’abbattimento dei consumi energetici.
Questo tipo di palazzine, infatti, nella versione base prevedono l’applicazione di pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria, la distribuzione del calore e del fresco mediante impianti radianti a soffitto con regolazione autonoma, la ventilazione controllata con il recupero del calore e l’uso di materiali isolanti. In più è prevista la realizzazione di impianti geotermici o eolici a seconda delle caratteristiche del territorio su cui sorgerà la palazzina. L’obiettivo è raggiungere la Classe energetica A con un risparmio del 75% nei consumi.
Nel progetto di Caputo si legge nero su bianco che i costi di costruzione di una palazzina Rdb Casa saranno più bassi del 30% rispetto a un edificio tradizionale mentre i tempi medi di realizzo degli appartamenti scenderanno del 40%. «Questo risultato si raggiunge in parte grazie alla produzione industriale dei moduli che, combinati tra loro, danno vita all’edificio» spiega a Economy Caputo «e in parte grazie al fatto che le strutture portanti e i blocchi dei vani scala e ascensore sono montati tra loro a incastro, senza l’uso di malte che necessitano di tempi lunghi di asciugatura».
Alla resa dei conti, una casa costruita secondo il brevetto Rdb Casa costa in media 1.000 euro al metro quadrato rispetto ai 1.300 delle abitazioni tradizionali. «Abbiamo contatti avanzati per realizzare progetti di housing sociale con diverse amministrazioni pubbliche» dice Caputo. «Ma è un modello che si presta a intevenire anche in situazioni di emergenze abitative e progetti di edilizia convenzionata».
fonte: casa.it
giovedì 19 novembre 2009
SALONE DELLE OPPORTUNITÀ IMMOBILIARI E DELL’ARTE E TECNICA DEL COSTRUIRE A MODENA
Modena Fiera ospita Cerco Casa dal 20/11/2009 al 22/11/2009, la manifestazione dedicata al settore immobiliare, che si propone di affrontare tutti gli aspetti legati alla vendita o all’acquisto di un immobile.
Gli incontri tra potenziali clienti, in cerca di soluzioni adatte alle proprie esigenze, e gli operatori del settore, sempre lieti di dare il suggerimento necessario, sono uno dei punti di forza della manifestazione modenese dedicata al settore immobiliare. Con Cerco Casa gli acquirenti hanno il vantaggio di trovare in un unico luogo tutte le migliori offerte del mercato immobiliare mentre le agenzie ed i costruttori hanno la possibilità di confrontarsi con il mercato per capire quanto sono competitivi.
A Cerco Casa, in più, molti degli operatori del settore immobiliare sono in grado di offrire consulenze per mutui, assicurazioni e sicurezza per la casa. Cerco Casa è un salone immobiliare che vuole essere di aiuto alle numerose famiglie che si accingono ad effettuare l’investimento più importante, con consigli ed assistenza completa in tutte le fasi della transazione.
A Cerco Casa, in più, molti degli operatori del settore immobiliare sono in grado di offrire consulenze per mutui, assicurazioni e sicurezza per la casa. Cerco Casa è un salone immobiliare che vuole essere di aiuto alle numerose famiglie che si accingono ad effettuare l’investimento più importante, con consigli ed assistenza completa in tutte le fasi della transazione.
Cerco Casa riserva una giornata intera agli operatori del settore che potranno partecipare ad incontri e convegni di aggiornamento. Ampio spazio è dedicato al Progetto Bioecolab, promosso dal Comune e dalla Provincia di Modena e da ProMod, che si occupa di attivare sistemi ecosostenibili negli ambiti dell’edilizia e dell’urbanistica. Una vasta esposizione di prodotti legati al tema delle nuove fonti di energia rinnovabile sarà al centro di una vasta area di Cerco Casa, dove si potranno conoscere da vicino le tecnologie e gli impianti più innovativi.
fonte: attico.it
RISPARMIARE ENERGIA SI PUO’ CON L’ELETTRICITA’ “VERDE”!
La gara dell’Agenzia regionale per lo sviluppo dei mercati telematici fa risparmiare oltre 3 milioni alle Aziende sanitarie. Elettricità più verde e meno cara anche per le Pubblica Amministrazione.
Si è conclusa con un risparmio di più di 3 milioni di euro per le Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna e con una particolare attenzione al Green public procurement la seconda gara dell’Agenzia Intercent-ER per la fornitura di energia elettrica alle Amministrazioni regionali.
L’appalto, del valore totale di circa 50 milioni di euro, era suddiviso in due lotti: il primo specificamente dedicato alle Aziende sanitarie, il secondo a tutti gli altri enti pubblici emiliano-romagnoli.
Nel primo lotto, la nuova convenzione attivata da Intercent-ER presenta condizioni economiche particolarmente positive. Rispetto al già vantaggioso contratto dell’anno scorso, infatti, le Aziende sanitarie risparmieranno 2 milioni di euro annui sul solo costo dell’energia elettrica e oltre 1 milione di euro per la minor spesa in oneri aggiuntivi.
Un risparmio considerevole, raggiunto anche grazie all’apporto di innovative procedure telematiche: nel corso di una serrata asta on line, infatti, tre imprese fornitrici hanno effettuato via web ben 46 rilanci al ribasso in tempo reale. L’intera procedura ha consentito una riduzione complessiva dell’11,3% rispetto all’importo posto inizialmente a base di gara, con un prezzo finale tra i più bassi sul mercato.
Un risparmio considerevole, raggiunto anche grazie all’apporto di innovative procedure telematiche: nel corso di una serrata asta on line, infatti, tre imprese fornitrici hanno effettuato via web ben 46 rilanci al ribasso in tempo reale. L’intera procedura ha consentito una riduzione complessiva dell’11,3% rispetto all’importo posto inizialmente a base di gara, con un prezzo finale tra i più bassi sul mercato.
Nel secondo lotto, la strategia di gara si è focalizzata sulla massima stabilità delle tariffe. Oltre a vedere riconfermate le condizioni estremamente competitive della precedente Convenzione, infatti, gli enti locali e le altre P.A. potranno contare su prezzi meno soggetti alle oscillazioni del mercato e sul prolungamento a due anni della durata contrattuale.
In linea con l’attenzione che Intercent-ER riserva alla tutela per l’ambiente, inoltre, tutte le amministrazioni avranno la possibilità di acquistare energia verde prodotta da fonti rinnovabili (idroelettrica, eolica, solare, biomassa). Tale opzione, che con la Convenzione 2008 aveva consentito una riduzione delle emissioni pari a 5.800 tonnellate di CO2, è stata quest’anno ulteriormente potenziata.
“Nella nuova gara Intercent-ER per la fornitura di energia elettrica - ha spiegato Giancarlo Muzzarelli, assessore regionale alla Programmazione e allo sviluppo territoriale - ritroviamo alcuni tra i principali elementi che caratterizzano le azioni regionali: propensione all’innovazione, utilizzo ottimale delle risorse, forte contenimento dei costi e attenzione prioritaria per le politiche ambientali. Sono aspetti che ancora una volta propongono l’esperienza della Regione Emilia-Romagna come punto di eccellenza anche a livello europeo, come testimonia la presenza di Intercent-ER tra i finalisti degli European E-Government Award, il più prestigioso riconoscimento europeo per l’innovazione nella P.A.”.
mercoledì 18 novembre 2009
COMUNE MILANO: “TELE”RISCALDAMENTO PULITO PER LA CITTA’
Per la rete cittadina di riscaldamento un piano di investimento di 300 mln di euro per 750 mila allacciamenti. Il Sindaco Moratti: “Il progetto consentirà ad ogni nucleo familiare di risparmiare da 400 a 1000 euro ogni anno”.
È con orgoglio che sottolineo l’impegno di Milano, in linea con la sfida europea, da un lato di migliorare la qualità dell’ambiente urbano e dall’altro di ridurre le emissioni inquinanti. Un impegno riconosciuto anche da Lega ambiente e dal Sole 24 Ore, che collocano la nostra città in cima alla classifica delle metropoli che più hanno investito e stanno investendo nel teleriscaldamento con un trend in continuo miglioramento”.
Con queste parole il Sindaco Letizia Moratti ha aperto il convegno “Energia, città e ambiente a Milano, Oslo, Parigi: progetti e tecnologie pulite contro l’inquinamento”. Un’occasione, quella di stamattina a Palazzo Marino, per fare il punto sulle politiche ambientali, dove il teleriscaldamento, accanto agli altri temi energetici, diventa centrale come modello applicato per la tutela dell’ambiente. Un risultato d’eccellenza che colloca Milano ai primi posti tra le città europee.
“Nel 2006 – ha spiegato Letizia Moratti – Milano si trovava all’ottantaduesimo posto rispetto a 103 città italiane monitorate. In soli tre anni la nostra città ha ribaltato la situazione, guadagnando ben 36 posizioni. Il primo grande risultato è relativo alla qualità dell’aria che ha segnato un netto miglioramento certamente influenzato da tutte le misure adottate dall’amministrazione”.
Dati confermati dal fatto che il numero di superamenti del valore limite di 50 microgrammi al metro cubo, limite di tolleranza per la salute indicato dalla normativa vigente, è diminuito del 25% rispetto a sei anni precedenti, passando da 153 superamenti nel 2005 a 111 nel 2008.
“Considerando che il limite normativo per la concentrazione media annua di Pm10 è pari a 40 microgrammi per metro cubo, possiamo affermare – ha spiegato il Sindaco – che la concentrazione media di Pm10 a Milano sta diminuendo di circa 1 microgrammo all’anno”.
Un risultato, quello di Milano, dovuto ad una serie di misure e strumenti messi in atto per migliorare la qualità dell’ambiente urbano. Dagli interventi nel settore della mobilità alla sperimentazione del sistema Ecopass, dal bike-sharing (1.300 biciclette e 100 stazioni) al rinforzo del trasporto pubblico locale. Dal car-sharing, che ha registrato un picco del 35% rispetto all’anno precedente e più di tremila abbonati, al risparmio energetico.
Un risultato, quello di Milano, dovuto ad una serie di misure e strumenti messi in atto per migliorare la qualità dell’ambiente urbano. Dagli interventi nel settore della mobilità alla sperimentazione del sistema Ecopass, dal bike-sharing (1.300 biciclette e 100 stazioni) al rinforzo del trasporto pubblico locale. Dal car-sharing, che ha registrato un picco del 35% rispetto all’anno precedente e più di tremila abbonati, al risparmio energetico.
Il Sindaco ha poi parlato del piano di termovalorizzazione, “un servizio di primaria necessità per la città utile per ottimizzare la valorizzazione energetica dei rifiuti residui, cogenerando energia elettrica e calore per il teleriscaldamento. Nel 2008 sono state termovalorizzate 455 mila tonnellate di rifiuti”.
Tra le altre iniziative, il piano di teleriscaldamento, un piano di investimento da 300 milioni di euro per arrivare a 240 chilometri di rete e 750 mila allacciamenti. “Un piano – ha sottolineato Letizia Moratti – che consentirà ad ogni nucleo familiare di risparmiare da 400 a 1000 euro ogni anno”.
“Nel corso di quest’anno – ha concluso il Sindaco – sono stati realizzati 19 chilometri di rete, il 30% in più di quanto previsto dal piano per l’anno in corso, e il servizio è stato esteso a 45 mila nuovi abitanti per un totale di 78 chilometri con 228.550 abitanti allacciati. Complessivamente il progetto prevede la conversione al teleriscaldamento di circa 200 impianti e la trasformazione a metano di 86 impianti”.
ANCHE LA FEDERCONSUMATORI DIFENDE L’ACQUA COME BENE “PUBBLICO”
Trattare il tema dell’acqua così come si sta facendo in questi giorni in Parlamento è francamente irresponsabile. Non vi è solo una questione di metodo, per cui si intende liquidare “alla svelta” la questione, anche attraverso ipotetici voti di fiducia, ma vi sono anche questioni di merito assai rilevanti.
Prima fra tutte la decisione di privatizzare in termini definitivi e tassativi la gestione del servizio idrico, passando cioè da un monopolio naturale a un monopolio privato, senza poter contare, in questo modo, sulla concorrenza di mercato e, secondo l’esperienza che nel Paese già si è fatta, determinando maggiori tariffe per questo servizio.
La seconda questione è che tale legge espropria i poteri degli enti locali, e, teoricamente, delle cittadinanze locali in merito al servizio idrico.
“Noi siamo pregiudizialmente contrari ad affidare una risorsa fondamentale come l’acqua, considerato un bene dell’umanità, in mano a privati. – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Per tale motivo ci siamo opposti e ci opporremo in maniera molto determinata a tale operazione.
Qualora non ci siano sussulti di “dignità parlamentare” che determinino uno scorporo delle normative sulla questione del servizio idrico, metteremo in campo tutte le iniziative in nostro potere perché tale misura non diventi operativa, a partire dalla raccolta di firme per un Referendum abrogativo”.
Cancellata tale norma, si apra finalmente nel nostro Paese una riflessione istituzionale sul sistema idrico, sulla razionalizzazione e sulla gestione funzionale dello stesso, basandosi sui criteri fondamentali di efficienza ed efficacia, che devono trovare spazio nella gestione pubblica.
Cancellata tale norma, si apra finalmente nel nostro Paese una riflessione istituzionale sul sistema idrico, sulla razionalizzazione e sulla gestione funzionale dello stesso, basandosi sui criteri fondamentali di efficienza ed efficacia, che devono trovare spazio nella gestione pubblica.
Inoltre, a differenza di altri settori dei servizi pubblici, la copertura economica del servizio idrico si dovrà realizzare sia attraverso le tariffe da parte delle famiglie, e sia da parte della fiscalità generale, con norme chiare e trasparenti.
Fonte: federconsumatori
lunedì 16 novembre 2009
Milano e Roma: rendite top nell'investimento immobiliare
Milano e Roma sono tra le prime cinque città europee per redditività degli investimenti immobiliari dopo Bruxelles, Amsterdam e Berlino.
Lo rileva l'ufficio studi di idealista.it - sito spagnolo di annunci immobiliari - che ha calcolato il price earning ratio (prezzo medio di un immobile in rapporto al canone medio annuo che occorre pagare per affittarlo).
Dallo studio risulta che acquistare un immobile da mettere a reddito a Milano o Roma ripagherebbe l'investimento nel giro di 22 anni e 24 anni (rendimento del 4,4% e del 4,25% contro i 15 di Amsterdam, prima classificata, e i 68 di Monaco (dodicesima e ultima della classifica). A Berlino servono 20 anni, a Parigi 26 e a Londra 29.
Fuori Europa, per Tokyo servono 18 anni, 29 anni per Mosca.
Fonte: Reuters
Assoedilizia: dura critica al governo per il rifiuto della cedolare secca sulle locazioni
Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici: “la mancata introduzione della cedolare secca sui redditi da locazione è un grave errore di politica economica in cui incorre il Governo; soprattutto in questo momento di seria crisi economica.
Questa misura, applicata a tutti i contratti di locazione, potrebbe concorrere a far emergere il sommerso del settore; ma, soprattutto, in prospettiva, sposterebbe dall’area della esenzione fiscale a quella della tassazione una rilevante massa di abitazioni e produrrebbe un incremento del PIL dell’ordine dell’ 1-1,5 % .”
Si è parlato tanto di cedolare secca e si è detto che il peso per le casse pubbliche è superiore ai vantaggi derivanti dal recupero Irpef, conseguente all’emersione del nero nel comparto della locazione.
Ma la questione è assai più complessa perché si tratta di un problema, non solo di Irpef diretta, ma di complessivo effetto propulsivo nei confronti della nostra economia e del gettito fiscale.
L’investimento negli immobili in locazione, a differenza di quello riguardante l’abitazione principale in proprietà, inquadrata nell’ area della esenzione fiscale, è dunque un fattore di dinamismo del sistema economico. Possiamo anzitutto stimare che il nostro Paese presenti oggi un fabbisogno minimo di case in locazione da 600.000 unità ad 1milione.
Un fabbisogno che non deve esser soddisfatto necessariamente mediante una nuova produzione edilizia; a seguito di adeguata incentivazione anzitutto si arginerebbero le dismissioni e si favorirebbero gli investimenti in immobili già prodotti e attualmente disponibili nel mercato della compravendita.
Per inciso si valuta rispettivamente in oltre 250/300.000 unità per l’Italia e in 50.000 unità per la Lombardia la disponibilità di tal genere.
Un fabbisogno che non deve esser soddisfatto necessariamente mediante una nuova produzione edilizia; a seguito di adeguata incentivazione anzitutto si arginerebbero le dismissioni e si favorirebbero gli investimenti in immobili già prodotti e attualmente disponibili nel mercato della compravendita.
Per inciso si valuta rispettivamente in oltre 250/300.000 unità per l’Italia e in 50.000 unità per la Lombardia la disponibilità di tal genere.
Il nostro Centro Studi Fisco ed Economia stima che il raggiungimento dell’obiettivo per l’Italia di spostare il rapporto tra abitazione principale in proprietà e abitazione in locazione dall’attuale 73/18% ad un traguardo del 68/23% (obiettivo non utopistico ove si consideri che lo strumento di intervento è triplice:a/recupero del nero; b/assorbimento del già costruito;c/investimenti in nuova produzione edilizia) possa generare: un incremento strutturale di redditi locativi soggetti a tassazione dell’ordine di 8 MLD di euro all’anno con relativo gettito IRPEF di circa 1,4 MLD e Registro per 16 mln di euro.
Un incremento straordinario del PIL in un quinquiennio di ben 60 MLD connesso alle prospettive di aumento della nuova produzione edilizia; con relativo gettito IRES, IVA e di oneri sociali.
Un incremento straordinario del PIL in un quinquiennio di ben 60 MLD connesso alle prospettive di aumento della nuova produzione edilizia; con relativo gettito IRES, IVA e di oneri sociali.
Aumento del gettito annuo dell’ ICI per circa 300/400 Mln; suscettibile di elevarsi sino a 600/800 milioni a seconda del grado di recupero dell’evasione. L’aumento dell’investimento annuo per spese manutentive potrebbe aggirarsi attorno ai 700 milioni : somma che incrementerebbe ulteriormente il PIL.
Inoltre le politiche governative di questi ultimi vent’anni,volte a favorire la proprietà della abitazione a scapito della locazione, oltre a sottrarre alla tassazione un’ ingente massa economica che avrebbe potuto costituire il reddito dei locatori, ha favorito il vasto fenomeno del sommerso nel comparto delle opere manutentive: l’utente-proprietario, che risponde solo a se stesso, è molto più incline del locatore (che peraltro può addebitarne all’inquilino una parte) a ricorrere al nero per le spese di gestione e manutenzione dell’immobile.
Se dunque il rapporto proprietà locazione nel nostro Paese fosse livellato allo standard medio europeo si avrebbe un incremento del PIL per le opere manutentive almeno di 3/4 MLD di Euro.
Complessivamente, con la cedolare secca potrebbe generarsi un aumento del PIL soggetto a tassazione di quasi 20 miliardi all’anno pari ad un incremento oscillante dall’1 all’ 1,5 % del PIL stesso.
Complessivamente, con la cedolare secca potrebbe generarsi un aumento del PIL soggetto a tassazione di quasi 20 miliardi all’anno pari ad un incremento oscillante dall’1 all’ 1,5 % del PIL stesso.
- Assoedilizia -
sabato 14 novembre 2009
Roma vende 7.410 alloggi
Si comincia con gli alloggi nei Municipi IV, VI e VII: già inviate, fa sapere l’Assessorato al Patrimonio, le prime 1.065 lettere per informare gli inquilini.
La proposta di acquisto viene mandata solo agli affittuari che hanno i requisiti previsti, in regola con i pagamenti.
I prezzi, molto più bassi del valore di mercato, oscilleranno fra 33.000 e 77.000 euro. Il taglio medio degli appartamenti è di 70 metri quadri. Ricevuta l’offerta, si hanno due mesi di tempo per aderire. Oltre agli assegnatari, possono comprare la casa i componenti del nucleo familiare dell’assegnatario (conviventi), i figli non conviventi e gli occupanti che abbiano sanato posizioni irregolari grazie alle diverse leggi in materia approvate nel tempo (1987, 1990, 2000, 2003, 2006 e 2007).
Ancora sul prezzo: viene definito per tutti moltiplicando il valore catastale per un coefficiente stabilito.
Su questa base possono poi scattare gli abbattimenti, per diverse ragioni: riduzione ai regolari assegnatari, perché l’edificio è molto vecchio e, in caso di vendita di tutti gli appartamenti di uno stesso stabile con unico atto (che però garantisce la proprietà esclusiva delle singole case), ulteriore riduzione del 10%.
venerdì 13 novembre 2009
8 miliardi, questo è il valore del cantiere-milano
Secondo Scenari immobiliari, a Milano nell'ultimo lustro si sono scambiati circa 25mila alloggi l'anno. Di questi, il 10% ad un costo superiore ai 5mila euro al mq. Significa che a mancare non è la capacità di assorbire la domanda deluxe (tra Porta Nuova e Citylife arriveranno circa 2mila alloggi di lusso nell'arco di un triennio), ma soci forti che facciano ripartire i progetti superando la vecchia logica del "riempire i vuoti" post ciclo fordista.
Notizie immobilari: Energia la sfida del futuro
L’osservatorio nazionale regolamenti edilizi in materia di risparmio energetico.
Il grande dibattito in corso sull'energia sta muovendo un cambiamento nel settore edilizio? E in che direzione sta andando questa innovazione, come contribuisce a cambiare il modo di progettare e costruire? L'osservatorio ON-RE, promosso da Cresme e Legambiente, in collaborazione con Saie Energia, è nato proprio con l'obiettivo di rispondere a queste domande, proponendo come punto di osservazione per guardare ai processi in corso i Regolamenti edilizi comunali.
Ebbene l'indagine realizzata presso l'intero universo comunale ha consentito di individuare 557 Comuni nei quali si sono introdotte innovazioni che riguardano l'energia e la sostenibilità in edilizia.
Fonte: Newspages
In arrivo il vademecum del governo sull'efficienza energetica degli impianti di riscaldamento
Acquisto della caldaia. Per un comportamento più consapevole che possa privilegiare l’acquisto di caldaie più efficienti con i minori oneri di esercizio e manutenzione è necessario che il cittadino: sappia che la normativa vigente richiede, in ogni caso, l’installazione di caldaie con un rendimento superiore ad una ben determinata soglia: alta efficienza, che nella generalità dei casi si traduce in una attribuzione di marcatura 3 e 4 stelle; si informi direttamente presso l’installatore sulle necessità e sulla frequenza di manutenzione del proprio impianto, in particolare della caldaia che va ad installare, e legga preventivamente le specifiche informazioni riportate nel libretto d’uso e manutenzione a corredo della caldaia stessa (questa consultazione può essere svolta anche sul sito internet del fabbricante); si informi in merito alla disponibilità di incentivi e detrazioni fiscali.
Fonte: Governo.it
giovedì 12 novembre 2009
La direttiva europea sui servizi rischia di danneggiare gli agenti immobiliari Italiani
Il 6 Novembre si è riunita a Roma la Consulta interassociativa dell'intermedizione immobiliare.
Il tema era: la Direttiva Europea sui Servizi
( DirCE 2006/123/CE) sull'attività professionale degli agenti immobiliari.
Le associazioni di categoria hanno espresso seria preoccupazione in merito alla salvaguardia dei requisiti specifici della professione, in Italia regolamentati dalla Legge 39/89.
Va bene far circolare liberamente persone e professionisti all'interno della Comunità Europea, ma nel caso degli agenti immobiliari è di fondamentale importanza mantenere un'equilibrio con le regole del nostro paese che prevedono un corso di formazione obbligatorio ed un'esame.
La professionalitò degli agenti immobiliari Italiani, con tanta fatica ottenuta negli anni, va mantenuta e valorizzata anche in ambito europeo.
mercoledì 11 novembre 2009
Notizie immobiliari: 30.000 agenti immobiliari rischiano il posto di lavoro.
L’allarme lo ha lanciato la Federazione italiana agenti immobiliari professionali (Fiaip): tra il 2009 e il 2010 gli operatori del settore che si troveranno senza lavoro saranno circa 250 mila. E di questi, 30 mila saranno agenti immobiliari. Le cifre rendono più preoccupante la situazione del settore rispetto a quanto comunicato pochi giorni fa dall’Ance e soprattutto accendono un faro su quali procedimenti siano stati presi dal Governo per tamponare l’emorragia del settore. Nessuno. O almeno, nessuno serio. Secondo la Fiaip, infatti, il calo dei livelli occupazionali del comparto immobiliare, che oggi rappresenta oltre il 17% del PIL, non è stato ancora accompagnato dalle istituzioni da serie misure per far fronte alla situazione di grave difficoltà che il settore sta attraversando, mentre cresce il fabbisogno
di unità abitative proprio per le fasce più deboli. «Chi opera tutti i giorni al contatto con i clienti e i consumatori, ed ha una vera e propria funzione sociale vede giorno dopo giorno, la crisi in faccia» ha detto Paolo Righi, il presidente nazionale di Fiaip. «Ormai da alcuni anni ci si batte affinché venga introdotta la misura della cedolare secca sugli affitti al 20%, un intervento che rianimerebbe in parte il mercato immobiliare, e che oltre ad essere una misura sociale bipartisan, che va incontro alle famiglie e all’esigenza abitativa, darebbe redditività alle locazioni avvicinando il trattamento tributario a quello delle rendite finanziarie».
Fonte: casa.it
di unità abitative proprio per le fasce più deboli. «Chi opera tutti i giorni al contatto con i clienti e i consumatori, ed ha una vera e propria funzione sociale vede giorno dopo giorno, la crisi in faccia» ha detto Paolo Righi, il presidente nazionale di Fiaip. «Ormai da alcuni anni ci si batte affinché venga introdotta la misura della cedolare secca sugli affitti al 20%, un intervento che rianimerebbe in parte il mercato immobiliare, e che oltre ad essere una misura sociale bipartisan, che va incontro alle famiglie e all’esigenza abitativa, darebbe redditività alle locazioni avvicinando il trattamento tributario a quello delle rendite finanziarie».
Fonte: casa.it
martedì 10 novembre 2009
Piano casa: la storia infinita.
Proviamo un po’ a fare il punto della situazione su quanto sta succedendo con il Piano Casa. Il Governo chiamerà i presidenti delle regioni che non lo hanno ancora approvato al ''redde rationem'' (letteralmente rendere conto). Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
«Soltanto tre Regioni ad oggi hanno fatto propria questa indicazione del governo centrale. Abbiamo deciso di chiamare i presidenti per un redde rationem. I calcoli di organizzazioni di settore ci hanno portato a ritenere che questo piano potrebbe introdurre da 50 a 70 miliardi di euro», ha aggiunto.
«Il piano casa prevede la possibilità di ampliare la volumetria delle case di un 25%», ha poi ricordato Berlusconi.
Nel frattempo è arrivata la notizia che il Piano Casa è diventato legge in Sardegna. E' stata, infatti, pubblicata sul BURAS del 31 ottobre 2009 la Legge regionale n.4 del 16 ottobre 2009, “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”.
Coerentemente con il programma di Governo questa legge si propone di rianimare un’economia sofferente coniugando gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con la tutela di fondamentali valori ambientali, paesaggistici e culturali della Sardegna.
Al contrario in Sicilia gli ampliamenti saranno possibili solo in caso di demolizione e ricostruzione. Via quindi la possibilità di ampliare le villette fino al 20 per cento. La decisione è contenuta nell’emendamento governativo annunciato all’indomani dell’alluvione di Messina per evitare pericolosi abusi della norma e ora presentato in Commissione all’assemblea siciliana.
«Soltanto tre Regioni ad oggi hanno fatto propria questa indicazione del governo centrale. Abbiamo deciso di chiamare i presidenti per un redde rationem. I calcoli di organizzazioni di settore ci hanno portato a ritenere che questo piano potrebbe introdurre da 50 a 70 miliardi di euro», ha aggiunto.
«Il piano casa prevede la possibilità di ampliare la volumetria delle case di un 25%», ha poi ricordato Berlusconi.
Nel frattempo è arrivata la notizia che il Piano Casa è diventato legge in Sardegna. E' stata, infatti, pubblicata sul BURAS del 31 ottobre 2009 la Legge regionale n.4 del 16 ottobre 2009, “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”.
Coerentemente con il programma di Governo questa legge si propone di rianimare un’economia sofferente coniugando gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con la tutela di fondamentali valori ambientali, paesaggistici e culturali della Sardegna.
Al contrario in Sicilia gli ampliamenti saranno possibili solo in caso di demolizione e ricostruzione. Via quindi la possibilità di ampliare le villette fino al 20 per cento. La decisione è contenuta nell’emendamento governativo annunciato all’indomani dell’alluvione di Messina per evitare pericolosi abusi della norma e ora presentato in Commissione all’assemblea siciliana.
lunedì 9 novembre 2009
Piano casa: parte in salita.
Prima lo scoglio delle Regioni. Ora ci si mettono i Comuni. Il piano casa voluto dal Governo e che dovrebbe consentire l’ampliamento delle cubature di villette del 20% in caso di ristrutturazione o nuova edificazione a fronte di oneri di urbanizzazione ridotti, sta partendo lentamente.
Finora infatti sono 16 su 21 le leggi regionali approvate per attuare il piano casa, in territori che inglobano il 77% della popolazione italiana. Ma il problema rimasto è quello di rendere operativi i procedimenti burocratici: non sono molte le regioni che hanno già adottato le procedure e gli strumenti necessari per presentare le richieste di ampliamento e chiedere i permessi per costruire. Mancano le delibere attuative delle leggi regionali e quindi il via libera da parte dei Comuni che normalmente si prendono almeno tre mesi di tempo per poter decidere in materia.
Si allungano dunque i tempi per sbloccare il piano casa e dare nuovo impulso all’edilizia.
Infatti, come dimostra un’indagine pubblicata lunedì 9 da IlSole24Ore, solo ora l’intesa nazionale sul piano, declinata già a livello regionale, sta approdando nei consigli comunali. Un passo necessario, perché chi vorrà portare avanti i lavori beneficiando del piano casa, dovrà proprio far riferimento alle norme stabilite a livello comunale.
Ma c’è di più: in caso di delibera emanata dai Comuni, la sua ricerca è difficilissima. Complicato trovarla sui siti degli enti locali, complicato trovare qualcuno che possa fornire indicazioni in materia.
Sempre IlSole24Ore dimostra come i capoluoghi di provincia che hanno già deliberato una normativa su questo tema sono 31 su 47 e nel loro lavoro di attuazione hanno più che altro specificato le aree dove il piano casa non può essere applicato per tutelare zone a rischio idrogeologico o con particolari requisiti ambientali. È il caso della riviera di Rimini, delle aree verdi dichiarate patrimonio ambientale a Perugia. O ancora: il divieto di fare l’espansione del business su edifici di rilevanza storica, come per i palazzi degli anni ‘30 di Bergamo. Venezia, dal canto suo, non ha proprio deliberato il piano casa, stante la specificità della sua posizione, mentre a Verona vengono tutelate le ville liberty e i parchi; Belluno ha ampliato lo sconto del 20% sugli oneri per gli interventi di bioedilizia. E si potrebbe proseguire a lungo.
Quello che sembra di capire è che la scossa al mercato immobiliare prevista nei progetti del governo non arriverà. O comunque non in tempi brevi.
Finora infatti sono 16 su 21 le leggi regionali approvate per attuare il piano casa, in territori che inglobano il 77% della popolazione italiana. Ma il problema rimasto è quello di rendere operativi i procedimenti burocratici: non sono molte le regioni che hanno già adottato le procedure e gli strumenti necessari per presentare le richieste di ampliamento e chiedere i permessi per costruire. Mancano le delibere attuative delle leggi regionali e quindi il via libera da parte dei Comuni che normalmente si prendono almeno tre mesi di tempo per poter decidere in materia.
Si allungano dunque i tempi per sbloccare il piano casa e dare nuovo impulso all’edilizia.
Infatti, come dimostra un’indagine pubblicata lunedì 9 da IlSole24Ore, solo ora l’intesa nazionale sul piano, declinata già a livello regionale, sta approdando nei consigli comunali. Un passo necessario, perché chi vorrà portare avanti i lavori beneficiando del piano casa, dovrà proprio far riferimento alle norme stabilite a livello comunale.
Ma c’è di più: in caso di delibera emanata dai Comuni, la sua ricerca è difficilissima. Complicato trovarla sui siti degli enti locali, complicato trovare qualcuno che possa fornire indicazioni in materia.
Sempre IlSole24Ore dimostra come i capoluoghi di provincia che hanno già deliberato una normativa su questo tema sono 31 su 47 e nel loro lavoro di attuazione hanno più che altro specificato le aree dove il piano casa non può essere applicato per tutelare zone a rischio idrogeologico o con particolari requisiti ambientali. È il caso della riviera di Rimini, delle aree verdi dichiarate patrimonio ambientale a Perugia. O ancora: il divieto di fare l’espansione del business su edifici di rilevanza storica, come per i palazzi degli anni ‘30 di Bergamo. Venezia, dal canto suo, non ha proprio deliberato il piano casa, stante la specificità della sua posizione, mentre a Verona vengono tutelate le ville liberty e i parchi; Belluno ha ampliato lo sconto del 20% sugli oneri per gli interventi di bioedilizia. E si potrebbe proseguire a lungo.
Quello che sembra di capire è che la scossa al mercato immobiliare prevista nei progetti del governo non arriverà. O comunque non in tempi brevi.
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