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venerdì 18 dicembre 2009

Mercato immobiliare: Provincia di Milano, Monza e Brianza

Nel rapporto dell’Agenzia del Territorio, il numero di transazioni avvenute nel I semestre 2009 sono: 26.695 della quali 21.525 nella provincia di Milano e 5.170 nella provincia di Monza e Brianza.

Rapportate a quelle del I semestre 2008 si registra una diminuzione media per le due province pari al 14,6% (-14,6% MI e -14,3% (MB).

La rilevazione precedente 2008 su 2007 indicava -12,9%, quella del 2007 su 2006 indicava -7,3%,
quella del 2006 su 2005 indicava +1,6% mentre quella del 2005 su 2004 indicava +8,4%). In tutte le
macroaree si rileva una contrazione del volume di compravendite; tale contrazione è particolarmente accentuata nel Sud Milano (-25,6%)  nell’Alto Milanese (-23,7%), mentre la contrazione più lieve si ha in Milano città (-7,9%).
La variazione di transazioni rispetto al I semestre 2008 nei 189 comuni delle due province (MI e MB). Ovviamente le variazioni più accentuate si hanno sui comuni di ridotte dimensioni di stock, laddove un intervento edilizio di medie dimensioni influenza in maniera significativa il normale andamento del mercato. Il prevalere del colore verde (volumi di transazioni in diminuzione) è indice della contrazione generalizzata del mercato immobiliare della provincia. Solo in 66 comuni (35% dei comuni delle due province) risulta una variazione positiva del NTN; ma sono prevalentemente piccoli comuni, infatti in essi si concentrano solo il 21% del NTN delle due province.

L’indice IMI, seppure in calo di 0,48 punti, conferma l’ottima dinamicità del mercato immobiliare residenziale delle due province che rimane attestato su un valore medio di 2,7% (2,7% per Milano e 2,8% per Monza e Brianza), e che ha i suoi picchi nelle macroaree Direttrice Est (3,5%), Sud Milano (3,2%) e Abbiatense Magentino (3,1%), mentre ha i minimi nelle due città capoluogo Milano (2,3%) e Monza (2,2%).

A fronte di una quotazione media della ex provincia di Milano pari a €/m2 2.110 (€/m2 2.223 per MI e €/m2 1.621 per MB), il massimo delle quotazioni medie del I semestre 2009 si ha nella città di Milano (€/m2 2.956, per Monza €/m2 2.331), mentre il minimo si riscontra nell’Alto Milanese (€/m2 1.318). La variazione delle quotazioni medie delle due province è stata pari a -1,6% rispetto al I semestre 2008. In tutte le macroaree si riscontrano variazioni negative di quotazione e la performance peggiore spetta all’Alto Milanese (-3,2%).

Le quotazioni medie di mercato trovano il loro massimo nella città di Milano per poi decrescere più ci si allontana verso la periferia della provincia. Si nota inoltre come le quotazioni siano maggiormente sostenute verso nord (Brianza).

Fonte: Agenzia del Territorio

mercoledì 9 dicembre 2009

Arluno: appartamenti in classe energetica A

www.tecnogruppo.it

mercoledì 2 dicembre 2009

Tre lezioni dal Dubai.

L’esplosione della speculazione immobiliare in Dubai insegna almeno tre cose. E mette ora le imprese italiane creditrici di fronte a una scelta. O compongono presto un trust unitario. Oppure le banche estere che sono più esposte tratteranno al meglio le garanzie per sé e i propri clienti. E rischiamo di prenderci un’altra sveglia. Non sul mattone dubaino, questa volta. Ma sui porti di mezzo mondo. Andiamo per ordine.
La prima lezione è che quando come nel caso del Dubai non si hanno attività reali – né materie prime né attività di trasformazione – puntare tutto sull’obiettivo di offrire al mondo globalizzato un hub di servizi tax free – in Dubai non c’è obbligo di partner locali per società di qualunque tipo, l’aliquota personale è zero, la tassazione societaria per 25 anni è garantita free of charge – comunque non garantisce che il prezzo degli asset immobiliari continui ad avvalorarsi, sostenendo in quanto tale l’esposizione crescente per realizzarli. Francamente, capisco che i governo del Dubai abbia ribadito che non risponde del debito di Dubai World, come del resto era esplicitamente scritto nel prospetto di ogni sua emissione obbligazionaria: è infatti una lezione per le banche internazionali e soprattutto britanniche, esposte per l’equivalente del 100% del pil di Dubai, non per per l’emiro Rashid al Maktoum che aveva preso le sue esplicite precauzioni.
La seconda lezione è per le imprese che lavoravano in Dubai, perché si troveranno esposte a bei buchi nel conto economico atteso. E la lista è lunga, anche di italiane o comunque di sussidiarie italiane di gruppi multinazionali: per restare solo alle maggiori ABB, Ansaldo Energia, Astaldi, Belleli, Fisia Italimpianti, Snamprogetti, Saipem, Danieli-Officine Meccaniche, IANUA, Nuovo Pignone, Italconsult, Pizzarotti, Tecnosistemi, Italian Design, Technip Italy, Pacorini SpA, Salini… un bel mix di engineering, edilizia, design, arredo casa, ceramica e mattonelle.
La terza lezione è ancor poco chiara ai più, ma interessa un settore centrale e decisivo negli affari mondiali: il traffico commerciale navale, cioè l’arteria principe della globalizzazione. Vedremo se i responsabili Deloitte della ristrutturazione del debito, nominati da Dubai Wolrd in riservata trattativa con le maggiori banche internazionali creditrici, a fronte degli impegni assai poco calorosi offerti dal governo del Dubai – che non risponde dei 60 bn $ in bonds di Dubai World da restituire al 2011– e a maggio ragione tanto più di quello di Abu Dhabi, non si rifaranno su uno degli asset che più fa gola di Dubai World, cioè Dubai World Port. Ricordo a tutti che è il quarto gigante al mondo per gestione diretta di terminali logistici marittimi: in 49 porti disseminati tra USA, UK, Germania, Emirati, Africa, Cina, Vietnam, Australia e via continuando, con altri 13 mega progetti in via di realizzazione. Bush aveva posto il veto alle attività del gigante britannico P&O nei maggiori porti USA, quando nel 2006 esso fu rilevato dai dubaini. Ma i 48 milioni e rotti di TEU movimentati da Dubai World Port nel 2008, che al terzo trimestre di quest’anno registravano solo un -6% sul terzo trimestre 2007 e cioè erano a mala pena scalfiti dal -15% di calo del commercio mondiale a cui chiuderà se va bene il 2009, insieme a molti porti in mezzo mondo farebbero gola a gran parte delle banche creditrici. Inutile dire che per le banche americane e nordeuropee l’interesse prioritario è esattamente opposto a quello italiano, nel commercio navale. Noi dobbiamo difendere i flussi che dall’Asia passano per il Golfo, Suez e il Mediterraneo. Loro, hanno l’interesse a minimizzarli.
Attenzione dunque: il buco che molte aziende italiane stanno rischiano non riguarda loro da sole, riguarda noi tutti. I creditori italiani dovrebbero essere energicamente invitati dal governo a costituire un trust unitario nel più breve volgere di tempo possibile, trust al quale dare una rappresentanza bancaria e legale altrettanto unitaria da costituire al più presto presso i ristrutturatori ufficiali del debito dubaino. Altrimenti, i più esposti avranno i porti che attualmente fanno molta più gola di nuova carta finanziaria degli Emirati. Noi, niente.

 

Fonte: Investireoggi.it ( Oscar Giannino )

Le cascine di Milano

 

Presentato l’atlante delle strutture rurali. Presto un bando per la riqualificazione di due realtà periurbane, una in Parco Lambro e una nel Parco della Vettabbia.

“Sono felice di presentare un progetto nato molti anni fa, quando ho pensato di candidare Milano all’Expo 2015 e a come poter valorizzare la nostra città. L’agricoltura urbana e periurbana è molto coerente con le caratteristiche del nostro territorio e con il tema dell’Esposizione universale, legata al problema della carenza di cibo e a quello dell’educazione alimentare. Da qui è nata l’idea di dare vita, insieme con l’assessore Masseroli e l’architetto Boeri, a un progetto per lo sviluppo delle cascine milanesi, lasciando intatta la loro identità agricola”.

Così è intervenuto il Sindaco Letizia Moratti, nel Salone d’onore della Triennale, alla presentazione dell’iniziativa Le cascine pubbliche e l’Expo 2015. Un progetto sostenibile per il futuro di Milano.

“A Milano ci sono 59 cascine, 18 di esse - ha spiegato il Sindaco Moratti – sono in stato di abbandono e aspettano di essere recuperate e valorizzate. Ci è sembrato opportuno sviluppare un percorso che possa favorirne la riqualificazione, coinvolgendo i soggetti e delle associazioni che già le abitano e le rendono vitali”.
Grazie anche al lavoro congiunto del Comune, del Piano Intercomunale Milanese e del Politecnico di Milano, è stato possibile realizzare l’atlante delle cascine che circondano la nostra città, presentato oggi: “Adesso siamo in procinto di lanciare due bandi che prevedono la riqualificazione di due cascine, una in Parco Lambro e una in Parco della Vettabbia” ha annunciato Letizia Moratti.

Il Sindaco ha concluso sottolineando la dimensione sociale dell’iniziativa: “Il progetto sarà l’occasione per avvicinarci al 2015, cercando di dare risposte concrete sia alle grandi sfide sia incrementando gli strumenti di recupero sociale, gli elementi, cioè, di ricostruzione della fragilità delle persone”.

“È un dovere civile sostenere le cascine – ha dichiarato l’assessore Masseroli – perché fanno parte della storia di Milano. Il Piano di Governo del Territorio, con le regole flessibili che lo caratterizzano, è un’opportunità che alimenta e dà nuova energia alla realtà territoriale rappresentata dalle cascine e ancora così radicata nella nostra città. Recuperare le cascine come luogo di ritrovo – ha aggiunto Masseroli – o come centro di accoglienza, o centro di formazione per le scuole, è per l’Amministrazione comunale la prima azione di una vera riforma ambrosiana”.

Fonte: Attico.it

lunedì 30 novembre 2009

Gli immobili di pregio non hanno risentito della crisi

Più attenzione ai dettagli e alla qualità. Ma le case di pregio, soprattutto se posizionate a Roma o a Milano trovano ancora oggi un mercato favorevole. La tenuta dei valori per questa tipologia di abitazioni è spiegabile soprattutto per la scarsa offerta presente sul mercato mentre la domanda è molto esigente: chi cerca tipologie di pregio, infatti, predilige soprattutto quelle posizionate ai piani alti, luminose, dotate di terrazzo, con ampi spazi di rappresentanza, doppi servizi, box o posto auto. Fondamentale il palazzo in cui è inserita l’abitazione, che deve presentarsi in ottime condizioni, meglio se posizionato su strade tranquille e lontane dal traffico. 
Le abitazioni signorili di pregio nuove possono costare in media 15 mila euro al metro quadrato a Roma intorno a Piazza di Spagna, 12.500 euro nel quadrilatero della moda milanese, 10 mila euro in zona Petrarca-Orazio a Napoli. Sono prezzi che a qualcuno faranno storcere un po’ il naso perché sembreranno forse troppo bassi, ma si tratta pur sempre di valutazioni «medie».
In particolare chi cerca soluzioni di prestigio a Milano si orienta soprattutto sulle zone centrali tra cui il Quadrilatero, corso Vittorio Emanuele, l’area intorno alla Scala, via Borgonuovo e via de Giardini nel quartiere di Brera dove ci sono le abitazioni più prestigiose, situate in palazzi storici del XIX secolo e in stile liberty. L’offerta è però limitatissima. Quanto alla domanda, negli ultimi tempi sono stati soprattutto russi ed inglesi ad investire acquistando un’abitazione da utilizzare per brevi soggiorni a Milano. Qui la domanda porta la firma di professionisti, avvocati, dirigenti che cercano soprattutto appartamenti ai piani alti (più difficili da trovare) anche nelle zone di via Spartaco e via Montenero.
A Roma, invece, continua ad andare per la maggiore la zona del centro storico e dei Parioli dove la domanda è alimentata da imprenditori, attori, professionisti e famiglie di origini nobili che comprano per migliorare l’abitazione di proprietà o per destinarla ai figli, mentre nel Centro si registrano acquisti da parte di persone residenti in altre regioni d’Italia o a volte da parte di stranieri amanti della città eterna che realizzano così un investimento immobiliare.
Nel cuore di Roma le zone più ricercate per le abitazioni di prestigio sono piazza del Popolo, via del Babuino, piazza di Spagna, Campo dei Fiori, piazza Navona, via Veneto e la zona intorno al Pantheon dove per le soluzioni di prestigio esiste un range di prezzo che può oscillare da 14 a 17 mila euro al metro quadrato. Nel quartiere Parioli invece le soluzioni più prestigiose si trovano nei dintorni di piazza delle Muse, in via Monti Parioli, intorno a Villa Grazioli e viale Liegi dove si concentrano immobili signorili degli anni ‘20 e i prezzi oscillano tra 8 e 15 mila euro al metro.

sabato 14 novembre 2009

Roma vende 7.410 alloggi

Parte il piano di dismissione del patrimonio comunale di edilizia residenziale pubblica, varato recentemente dal Campidoglio. In base alle norme regionali saranno posti in vendita 7.410 appartamenti sulle circa 24 mila case popolari del Comune. L’operazione è affidata alla società Risorse per Roma.
Si comincia con gli alloggi nei Municipi IV, VI e VII: già inviate, fa sapere l’Assessorato al Patrimonio, le prime 1.065 lettere per informare gli inquilini.
La proposta di acquisto viene mandata solo agli affittuari che hanno i requisiti previsti, in regola con i pagamenti.
I prezzi, molto più bassi del valore di mercato, oscilleranno fra 33.000 e 77.000 euro. Il taglio medio degli appartamenti è di 70 metri quadri. Ricevuta l’offerta, si hanno due mesi di tempo per aderire. Oltre agli assegnatari, possono comprare la casa i componenti del nucleo familiare dell’assegnatario (conviventi), i figli non conviventi e gli occupanti che abbiano sanato posizioni irregolari grazie alle diverse leggi in materia approvate nel tempo (1987, 1990, 2000, 2003, 2006 e 2007).
Ancora sul prezzo: viene definito per tutti moltiplicando il valore catastale per un coefficiente stabilito.

Su questa base possono poi scattare gli abbattimenti, per diverse ragioni: riduzione ai regolari assegnatari, perché l’edificio è molto vecchio e, in caso di vendita di tutti gli appartamenti di uno stesso stabile con unico atto (che però garantisce la proprietà esclusiva delle singole case), ulteriore riduzione del 10%.



venerdì 13 novembre 2009

8 miliardi, questo è il valore del cantiere-milano


In ballo, solo a Milano, ci sono sei mega cantieri che valgono 8 miliardi di investimenti di cui l'85% già finanziato dal mondo del credito. È coinvolto praticamente tutto l'«arco costituzionale» finanziario: Intesa Sanpaolo, UniCredit, Bpm, Mps, Antonveneta e Mediobanca. Eppure il futuro del portafoglio immobiliare ex Zunino e di quel che resta dell'impero Coppola in città è tutto da inventare, Citylife è in sofferenza, le Cittadelle pubbliche (Sanità e Giustizia) sono in attesa di finanziamenti certi, e sulla destinazione post evento dei terreni Expo è buio pesto. Insieme alla riqualificazione dell'area San Siro di proprietà di Snai. Con la nemesi beffarda che alle banche potrebbe essere riservato un ruolo ancora più importante dei tempi eroici della bolla.

Secondo Scenari immobiliari, a Milano nell'ultimo lustro si sono scambiati circa 25mila alloggi l'anno. Di questi, il 10% ad un costo superiore ai 5mila euro al mq. Significa che a mancare non è la capacità di assorbire la domanda deluxe (tra Porta Nuova e Citylife arriveranno circa 2mila alloggi di lusso nell'arco di un triennio), ma soci forti che facciano ripartire i progetti superando la vecchia logica del "riempire i vuoti" post ciclo fordista. 


giovedì 12 novembre 2009

I costruttori chiedono aiuto al governo.


La crisi continua a far sentire il suo peso sulle imprese di costruzione, con un calo degli investimenti stimato del 9,4% nel 2009 e una riduzione tra il 7,1% e il 3,9% per il 2010 a seconda dell’intensità più o meno rilevante con cui partirà il piano casa del Governo. La stima arriva dall’Osservatorio dell’Ance (l’Associazione nazionale dei costruttori edili) che l’11 novembre ha diffuso i dati sulle previsioni congiunturali per il settore delle costruzioni nel 2009. L’Associazione ha evidenziato come la crisi c’è ed è anche molto importante, tenuto anche conto del fatto che il Piano Casa, del valore stimato di 59 miliardi (4,6 miliardi nel 2010), inizierà a far sentire i suoi effetti solo dalla seconda metà del prossimo anno mentre «molte piccole imprese del settore stanno inziando a chiudere», come ha tagliato corto Paolo Buzzetti, Presidente dell’associazione.
In particolare, per le abitazioni l’Ance stima un calo degli investimenti del 9,5% per il 2009 e del 4,7% per il 2010 (-1,2% tenendo conto degli effetti del Piano Casa), mentre per le costruzioni non residenziali il calo stimato è del 9,2% nel 2009 e del 10% nel 2010 (-7,1% tenendo conto degli effetti del Piano Casa). «Nonostante i provvedimenti del Cipe e il Piano Casa» ha aggiunto Buzzetti «la verità è che non c’è nessun provvedimento rilevante da parte del Governo e nel 2010 le imprese esauriranno il portafoglio ordini. Per tale motivo chiediamo almeno che il Governo emani il decreto legge sugli snellimenti procedurali».
Le altre richieste dell’Ance per sostenere la domanda per la prima casa prevedono una detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva sugli acquisti di alloggi di nuova costruzione destinati ad abitazione principale dell’acquirente ed effettuati entro il 31 dicembre 2011.

fonte: casa.it
lunedì 9 novembre 2009

Piano casa: parte in salita.


Prima lo scoglio delle Regioni. Ora ci si mettono i Comuni. Il piano casa voluto dal Governo e che dovrebbe consentire l’ampliamento delle cubature di villette del 20% in caso di ristrutturazione o nuova edificazione a fronte di oneri di urbanizzazione ridotti, sta partendo lentamente.
Finora infatti sono 16 su 21 le leggi regionali approvate per attuare il piano casa, in territori che inglobano il 77% della popolazione italiana. Ma il problema rimasto è quello di rendere operativi i procedimenti burocratici: non sono molte le regioni che hanno già adottato le procedure e gli strumenti necessari per presentare le richieste di ampliamento e chiedere i permessi per costruire. Mancano le delibere attuative delle leggi regionali e quindi il via libera da parte dei Comuni che normalmente si prendono almeno tre mesi di tempo per poter decidere in materia.
Si allungano dunque i tempi per sbloccare il piano casa e dare nuovo impulso all’edilizia.
Infatti, come dimostra un’indagine pubblicata lunedì 9 da IlSole24Ore, solo ora l’intesa nazionale sul piano, declinata già a livello regionale, sta approdando nei consigli comunali. Un passo necessario, perché chi vorrà portare avanti i lavori beneficiando del piano casa, dovrà proprio far riferimento alle norme stabilite a livello comunale.
Ma c’è di più: in caso di delibera emanata dai Comuni, la sua ricerca è difficilissima. Complicato trovarla sui siti degli enti locali, complicato trovare qualcuno che possa fornire indicazioni in materia.
Sempre IlSole24Ore dimostra come i capoluoghi di provincia che hanno già deliberato una normativa su questo tema sono 31 su 47 e nel loro lavoro di attuazione hanno più che altro specificato le aree dove il piano casa non può essere applicato per tutelare zone a rischio idrogeologico o con particolari requisiti ambientali. È il caso della riviera di Rimini, delle aree verdi dichiarate patrimonio ambientale a Perugia. O ancora: il divieto di fare l’espansione del business su edifici di rilevanza storica, come per i palazzi degli anni ‘30 di Bergamo. Venezia, dal canto suo, non ha proprio deliberato il piano casa, stante la specificità della sua posizione, mentre a Verona vengono tutelate le ville liberty e i parchi; Belluno ha ampliato lo sconto del 20% sugli oneri per gli interventi di bioedilizia. E si potrebbe proseguire a lungo.
Quello che sembra di capire è che la scossa al mercato immobiliare prevista nei progetti del governo non arriverà. O comunque non in tempi brevi.
martedì 3 novembre 2009

USA + 6,4 % i compromessi di abitazioni non nuove.




In questi mesi tutti gli occhi sono puntati sul mercato immobiliare americano.
Proprio da li è partita la crisi che ha bruciato in questi 2 anni miliardi di controvalore immobiliare in tutto il mondo.
Fanno ben sperare quindi le notizie che arrivano da oltre oceano che fanno registrare un'incremento per quanto riguarda i compromessi per l'acquisto di abitazioni non nuove che hanno segnato a settembre un rialzo mensile del 6,1%, contro le previsioni. 
E' l'ottavo rialzo mensile consecutivo e segue il +6,4% di agosto. Su base annua, l'indice ha segnato una crescita del 19,8%. L'aumento dei compromessi si deve in buona parte alle agevolazioni fiscali concesse dal governo per far ripartire il mercato immobiliare e che prevedono un credito d'imposta sul primo acquisto di un immobile. 

Gli appartamenti piu richiesti




Gli italiani hanno bisogno di spazio. 
Probabilmente anche perché sta riprendendo la richiesta di case per sostituzione. Quale sia la motivazione ancora non è chiaro, evidenzia come siano in crescita le ricerche di trilocali. Una metratura che poco si presta a operazioni di puro investimento.
Questo dato è significativo del fatto che chi cerca il 3 locali comunque ha bisogno di spazio, possiede nella maggioranza dei casi un'abitazione piu piccola che intende vendere.
Ancora ferma rispetto a questo dato la richiesta di mono(in forte calo) e di due locali, anche se oggi per dire il vero con il rendimento quasi a zero dei titoli di stato, queste 2 tipologie bene si adatterebbero ad un'acquisto per investimento.
Stazionario anche il mercato degli immobili di lusso, in alcuni casi, vista la crisi i proprietari hanno deciso di togliere dal mercato il loro immobile aspettando tempi migliori.



Anche secondo il Censis bisogna incentivare gli affitti.



Nel corso dell’audizione tenuta presso la Commissione Ambiente e Territorio della Camera dei Deputati, il direttore generale del Censis Giuseppe Roma ha avanzato alcune proposte al fine di evitare una crisi particolarmente pesante nel settore edilizio-immobiliare. «Tutti gli operatori individuano nei prossimi 3-4 mesi quelli decisivi per evitare veri e propri “crolli” nel settore degli immobili per l’impresa, dagli uffici agli edifici industriali e per la logistica, la cui domanda sta calando fortemente a causa della recessione industriale e terziaria» ha dichiarato Roma. «È quindi indispensabile almeno sollecitare il comparto residenziale, che potrebbe in parte compensare quelle perdite e che comunque fattura circa l’80% dell’intero mercato immobiliare».In un’indagine realizzata nel giugno del 2009, il Censis ha individuato la disponibilità delle famiglie a tornare ad investire nel mattone, con circa 2,6 milioni di nuclei interessati all’acquisto nei prossimi mesi. «Più in generale - ha continuato Giuseppe Roma - per la stragrande maggioranza degli italiani gli immobili rappresentano il modo più sicuro di valorizzare i propri risparmi. L’altra destinazione maggiormente preferita, quella dei titoli di Stato, è oggi davvero poco invitante, con tassi vicino allo zero. Bisogna incentivare una tale disponibilità finalizzandola, oltre che all’uso proprio, anche all’investimento da reddito. Avrebbe un effetto psicologico, oltre che pratico, applicare al reddito da locazione una tassazione fissa al 20% o ancor meglio al 15%, come previsto da alcuni disegni di legge già presentati».
Si eliminerebbe in tal modo una distorsione che, nei fatti, attualmente falcidia l’affitto percepito dal proprietario sulla base del livello di reddito personale, con indubbia disparità di trattamento per immobili dello stesso tipo. Inoltre, permettendo una detrazione anche minima all’inquilino, con la tracciabilità dei canoni pagati, potrebbe emergere una notevole quota di fitti in nero.
sabato 31 ottobre 2009

Riparte il mercato immobiliare inglese


Il mercato immobiliare inglese rimbalza e torna, per la prima volta, oltre i livelli del 2008. Nationwide, società di mutui immobiliari britannica ha diffuso dati che indicano l' aumento del 2 % del costo di un'abitazione media in Gran Bretagna rispetto all'ottobre del 2008, nel pieno della crisi del credito.
Non accadeva da diciannove mesi nonostante da diverse settimane il real estate inglese sia in costante crescita, restando però sempre al di sotto dei livelli dell'anno passato. Il sorpasso è maturato in questi giorni, ma non sembra destinato a durare a lungo. Il passo degli immobili, secondo Nationwide, rallenta e dovrebbe stabilizzarsi sui livelli attuali che indicano in 162mila sterline il costo di una teorica "casa media" nel Regno di Elisabetta. Il rallentamento nella crescita dei valori, secondo Nationwide, è determinato da un ritorno dell'offerta. Gli analisti immobiliari, infatti, concordano nel ritenere che la crescita dei prezzi di questi mesi sia stata determinata dalla scarsità di immobili a disposizione. Un fenomeno determinato dai bassi tassi di interesse che consentono ai proprietari di pagare rate ridotte per i mutui e quindi di poter attendere tempi migliori per la vendita. Ora, con l'aggiustamento al rialzo, molti credono sia arrivato il momento opportuno per vendere.

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