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martedì 29 dicembre 2009

Piano casa: 200 milioni per realizzare quasi 5000 alloggi

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L’Ance spiega che il Piano nazionale di edilizia abitativa varato con l'articolo 11 del DL 112/2008 e il cui decreto attuativo è stato invece emanato dopo una serie di vicissitudini lo scorso 16 luglio 2009 entra finalmente nella fase operativa. Ai 200 milioni di euro previsti inizialmente dalla norma per l'attuazione degli interventi di competenza regionale sono stati detratti poco più di 2 milioni di euro a favore dei comuni abruzzesi colpiti dal sisma del 6 aprile 2009.
Secondo l’Ance la somma residua pari ad oltre 1971 milioni di euro (per l’esattezza 197.663.998,83) è stata ripartita tra le regioni e le province autonome sulla base delle comunicazioni dalle stesse inviate al MIT contenenti gli interventi ritenuti prioritari e immediatamente cantierabili di edilizia sovvenzionata di competenza dei Comuni o degli ex Iacp. Con il DM 18 novembre 2009, registrato alla Corte dei Conti il 4/12/2009 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 293 del 17/12/2009 il Ministero ha così individuato le modalità di erogazione delle risorse tra le regioni e le province autonome nonché l'elenco degli interventi ammessi a finanziamento.
Per quanto riguarda l'erogazione delle risorse una prima parte (il 30%) dovrà essere assegnata alle Regioni entro 30 giorni dalla registrazione del decreto presso la Corte dei Conti.
L’Ance conclude spiegando che le regioni dovranno poi procedere alla successiva ripartizione di tale quota ai Comuni o ex Iacp interessati alla concreta realizzazione degli interventi. Le successive disponibilità verranno assegnate anche in base all'effettivo inizio dei lavori. La quota maggiore di finanziamento è stata riconosciuta alla Lombardia con oltre 42 milioni di euro per un totale di 817 alloggi da realizzare. Seguono il Veneto (quasi 21 milioni e 249 alloggi stimati), Emilia Romagna, Campania e Lazio.

fonte: newpages

mercoledì 2 dicembre 2009

Roma: presentato dal Sindaco il Piano Casa.

 

Il Sindaco Alemanno ha presentato il piano casa approvato dalla giunta il 18 Novembre scorso.

Entro il 2015 verranno create 25.700 abitazioni di edilizia popolare. Come hanno illustrato gli assessori all'Urbanistica e Alla Casa, Marco Corsini e Alfredo Antoniozzi, 3000 di questi alloggi avranno come destinazione l'edilizia popolare, mentre gli altri verranno creati come immobili a basso costo destinati alle categorie economicamente piú  disagiate (famiglie con basso reddito, anziani, studenti, giovani e immigrati regolari).

La crescente domanda di immobili sul territorio della città di Roma ha portato negli anni il mercato immobiliare romano, con un prezzo medio a metro quadro di 4'000 euro, a diventare il piú  costoso in Italia, superando anche Milano.

Al fine di aumentare l'offerta di immobili, il Comune di Roma ha previsto una serie di iniziative che includono, oltre dall'impiego del cosidetto "social housing" per gli appartamenti privati già esistenti e che sono rimasti invenduti anche l'incremento degli indici edificatori territoriali e la possibilità di creare delle nuove abitazioni a prezzi contenuti e che prevedono l'impiego di energie rinnovabili. Altri interventi possibili al fine di aumentare l'offerta immobiliare includono la regolarizzazione degli edifici ex abusivi al fine di aumentare la superficie lorda disponibile per il Comune, e l'individuazione di aree di basso valore ambientale e situate nei pressi delle linee metropolitane che il Comune potrebbe acquistare al fine di utilizzarle per fini di pubblico interesse.

Una parte rilevante del Piano è dedicata alle periferie. La periferia di Roma è una delle piu' grandi di tutta l'Europa e, come ha sottolineato Fabrizio Ghera, assessore ai Lavori Pubblici e alle periferie, nonostante il fatto che in periferia viva circa l'80% della popolazione e che in essa si produca circa il 70% del Pil, i fondi destinati alla periferia per la qualificazione del territorio urbano sono solamente il 30% del totale disponibile.

Il Piano ha comunque già suscitato alcune prese di posizione negative. 600 persone circa aderenti ai movimenti per il diritto alla casa hanno infatti manifestato dinanzi al Campidoglio in quanto ritengono il Piano inadeguato rispetto alle reali esigenze della città. Un'indagine del CRESME ha infatti indicato che le reali necessità abitative delle categorie piú  deboli della popolazione romana siano all'incirca di 46'600 abitazioni, quasi il doppio rispetto a quelli previsti nel Piano Casa appena approvato.

giovedì 26 novembre 2009

Piano casa Lombardia

Entro la fine dell’anno Regione Lombardia avrà finanziato programmi e interventi per rispondere al bisogno abitativo con 374,7 milioni di euro, di cui circa 42 provenienti dal Piano casa nazionale. I provvedimenti completano il quadro della programmazione annuale, prevista dal Piano Regionale per l’Edilizia Residenziale pubblica 2007-2009, già approvato dal Consiglio regionale, che ha una dotazione complessiva di 653 milioni di euro.

Il “pacchetto casa” 2009 risulta dunque così articolato: 123,1 milioni per il Fondo sostegno affitti: 59,7 sono già stati distribuiti a 70.000 famiglie come contributo per il 2008. Gli altri 63,4 sono stati stanziati per il 2009 e saranno liquidati a partire dal prossimo 1 gennaio. Ne beneficeranno circa 60.000 famiglie.

Anche per l’anno in corso Regione Lombardia è riuscita a recuperare più risorse di quante stanziate inizialmente (51 milioni) così da garantire un sostegno addirittura più significativo di quello degli anni precedenti. 29,1 milioni per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa: ne potranno beneficiare 4.850 famiglie e giovani coppie. Di queste, 2.300 stanno ricevendo proprio in questi giorni il contributo.
51 milioni per 600 nuove case a canone sociale, moderato e in proprietà differita (riscatto dopo un certo numero di anni di affitto).
11 milioni per la riqualificazione di quartieri degradati: 5 milioni per il Residence Prealpino di Bovezzo (Brescia) e 6 milioni per il quartiere Feltrinelli a Milano.

53 milioni per completare la riqualificazione di 780 alloggi in varie province lombarde. Sono già state approvate le proposte di 15 Comuni. 42 milioni del Piano Casa Nazionale per realizzare, attraverso Comuni e Aler, almeno 500 nuovi alloggi. 65,5 milioni per il secondo Programma regionale “Contratti di quartiere”.
Fondo Sostegno affitti per 70.000 le famiglie che hanno beneficiato per il 2008 di un contributo che, a seconda del reddito Isee/Fsa del richiedente, ha coperto dal 23% al 50% del canone mensile di locazione. Vale e dire che, a seconda delle classi di appartenenza, i contributi annuali sono variati da un minimo di 250 e un massimo di 1.800 euro, determinati in funzione del canone di locazione, della situazione socio economica, dell’entità delle domande presentate e delle risorse finanziarie disponibili.
Novità importanti riguardano invece il provvedimento per l’anno in corso. E’ stato infatti aumentato del 30% il contributo annuale che riceveranno le famiglie che hanno un reddito Isee/fsa inferiore a 9.800 euro. Per una famiglia di 3 persone significa avere un reddito lordo annuo di 20.000 euro, per una di 4 vuol dire oltre 24.000. In sostanza, quindi, coloro che rientrano in questa categoria riceveranno in media 1.700 euro circa contro i 1.400 in media percepiti nel 2008. Anche chi presenta un reddito Isee/Fsa che eccede i 9.800 euro potrà beneficiare di un contributo più sostanzioso.

Se infatti nel 2008, in media, ha percepito circa 250 euro, quest’anno ne riceverà il doppio, cioè 500. I fondi, che saranno ripartiti all’inizio del prossimo anno, saranno dunque compresi fra un minimo di 500 euro e un massimo di 2500.

Acquisto o ristrutturazione prima casa: ne beneficeranno 4.850 famiglie. Di queste, 2.300 proprio in questi giorni stanno iniziando a ricevere il contributo. Importanti novità hanno riguardato il nono bando, che ha previsto l’assegnazione di un contributo di 6.000 euro, una tantum a fondo perduto, per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa.

I destinatari sono tutte le tipologie di famiglie previste dalla legge regionale sulla famiglia (23/1999), vale a dire le giovani coppie (quelle sposate dopo l’1 gennaio 2007 o che si sposeranno entro il 28 febbraio 2010, i cui componenti non abbiano compiuto 40 anni alla data di presentazione della domanda), le gestanti sole (donne gravide del primo figlio che siano nubili o prive del coniuge per separazione legale senza convivenza, divorzio o decesso), i genitori soli con uno o più figli minori a carico e i nuclei famigliari con almeno tre figli, che presentino un reddito Isee non superiore a 35.000 euro (lo scorso limite era 30.000).

Alloggi a canone sociale e moderato e con patto di futura vendita: Regione Lombardia cofinanzia con 51 milioni di euro interventi di costruzione di nuove unità abitative che si concludano in tempi brevi (massimo 36 mesi) da destinare a famiglie che hanno i requisiti per poter accedere all’assegnazione di un alloggio a canone sociale e/o moderato o in locazione con patto di futura vendita.

Sono state ammesse al bando pubblicato ad aprile 31 domande di operatori sia pubblici sia privati in grado di avviare i lavori in tempi brevi (dicembre 2009 per realizzazione diretta delle opere da parte del soggetto proponente, marzo 2010 in caso di affidamento dei lavori con procedura d’appalto). Si prevede si possano realizzare circa 610 unità abitative, 363 a canone sociale, 198 a canone moderato a 47 con patto di futura vendita.

mercoledì 18 novembre 2009

IL CAMBIO DI DESTINAZIONE D’USO DEL PIANO CASA 2 NON PIACE A TUTTE LE REGIONI



Il Piano casa 2 risulta molto piu’ complesso del previsto, conseguenza delle giuste scelte delle regioni Italiane, in particolar modo nei confronti di alcune tematiche come il cambio di destinazione d’uso dei alcuni fabbricati.
Dall’analisi delle disposizioni regionali finora approvate o ancora in via di definizione e’ emerso che diverse Regioni hanno deciso espressamente di non ammettere il cambio di destinazione d’uso in seguito agli interventi straordinari di ampliamento o sostituzione edilizia.
Quelle che lo consentono (come Marche, Sardegna, Valle d’Aosta) hanno, comunque, specificato che il mutamento d’uso deve in ogni caso essere conforme alle previsioni degli strumenti urbanistici.
Molte altre Regioni, infine, non prevedono nulla e in tal caso si potrebbe ritenere che vale la regola per cui il cambio d’uso e’ ammesso ma compatibilmente a quanto stabilito dai singoli strumenti urbanistici.
Fonte: attico.it

Ristrutturare con meno burocrazia


Il disegno di legge per la semplificazione amministrativa, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri del 12 novembre scorso, da una sterzata agli iter burocratici per gli interventi minori di manutenzione edilizia, semplificandone le procedure e limitandole a un clic su Internet. Il ddl, dal titolo «Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della pubblica amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche» contiene infatti un elenco dei lavori che potranno essere svolti senza titoli abilitativi specifici sempre che non siano previsti altri vincoli particolari e che gli interventi non riguardino parti strutturali dell’edificio. In ogni caso il nuovo elenco dei lavori si aggiunge agli interventi già previsti nel Testo Unico dell’edilizia.
Non serviranno quindi più fastidiosi e lunghissimi percorsi burocratici per lavori come la manutenzione ordinaria, l’installazione di pannelli solari, la realizzazione di elementi di arredo delle pertinenze degli edifici, l’eliminazione di barriere architettoniche, sempre che non vengano realizzati lavori quali rampe o ascensori esterni.
Il proprietario dell’edificio, in questo caso, sarà tenuto solo a inviare via internet al Comune una comunicazione in cui indicare tutte le autorizzazioni obbligatorie richieste dalla legge in materia di normative antisismiche, antincendio, igienico sanitarie o di sicurezza.
Un passo in avanti, verso la semplificazione. Era ora che si mettesse una prima pietra in questa direzione!

fonte: casa.it
mercoledì 11 novembre 2009

CONVEGNO ANCE PROPOSTE E DATI PER USCIRE DALLA CRISI



Oggi alle 12.00 presso l’ Ance, in via Guattani 16, presentazione dell’ Osservatorio congiunturale 2009 sull`industria delle costruzioni e a seguire dibattito con l`on. Maurizio Lupi, il sen. Enrico Morando e il presidente Ance, Paolo Buzzetti. Modera Giorgio Santilli, Sole 24ore
Nonostante le statistiche dimostrino che a differenza di altri Paesi (come gli Stati Uniti, l`Inghilterra e la Spagna) in Italia non ci sia stata alcuna bolla immobiliare e che anzi il fabbisogno di nuove case sia di circa 350 mila unita’ abitative, il settore ha risentito in modo pesante degli effetti della crisi internazionale.

Molte le cause, tra le quali certamente il credit crunch, la lentezza della macchina amministrativa e le inefficienze del sistema che hanno contribuito a determinare una brusca frenata dell’attivita’. produttiva, impedendo all`edilizia di poter svolgere il suo ruolo di traino all`economia e di risposta alle principali esigenze dei cittadini.

Stesso discorso per i lavori pubblici: le gare sono in costante e netta diminuzione dal 2003, in particolare quelle di piccole e medie dimensioni con una conseguente grande sofferenza delle pmi che operano in questo settore.

Ad analizzare questi e altri dati contenuti nell`Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni 2009 e a discutere delle proposte dell`Ance per sostenere un settore determinante per arginare la crisi economica e per modernizzare il Paese saranno il Vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl) e Enrico Morando (Pd), componente della Commissione Bilancio del Senato, insieme al presidente dell’Ance, Paolo Buzzetti, in un talk show che si svolgera’ alla presenza di numerosi esponenti del mondo delle imprese, delle istituzioni, delle amministrazioni locali, e che sara’ coordinato dal caporedattore del Sole24ore, Giorgio Santilli.
Fonte: attico.it
martedì 10 novembre 2009

Piano casa: la storia infinita.


Proviamo un po’ a fare il punto della situazione su quanto sta succedendo con il Piano Casa. Il Governo chiamerà i presidenti delle regioni che non lo hanno ancora approvato al ''redde rationem'' (letteralmente rendere conto). Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
«Soltanto tre Regioni ad oggi hanno fatto propria questa indicazione del governo centrale. Abbiamo deciso di chiamare i presidenti per un redde rationem. I calcoli di organizzazioni di settore ci hanno portato a ritenere che questo piano potrebbe introdurre da 50 a 70 miliardi di euro», ha aggiunto. 
«Il piano casa prevede la possibilità di ampliare la volumetria delle case di un 25%», ha poi ricordato Berlusconi.
Nel frattempo è arrivata la notizia che il Piano Casa è diventato legge in Sardegna. E' stata, infatti, pubblicata sul BURAS del 31 ottobre 2009 la Legge regionale n.4 del 16 ottobre 2009, “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”.
Coerentemente con il programma di Governo questa legge si propone di rianimare un’economia sofferente coniugando gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con la tutela di fondamentali valori ambientali, paesaggistici e culturali della Sardegna. 

Al contrario in Sicilia gli ampliamenti saranno possibili solo in caso di demolizione e ricostruzione. Via quindi la possibilità di ampliare le villette fino al 20 per cento. La decisione è contenuta nell’emendamento governativo annunciato all’indomani dell’alluvione di Messina per evitare pericolosi abusi della norma e ora presentato in Commissione all’assemblea siciliana.
lunedì 9 novembre 2009

Piano casa: parte in salita.


Prima lo scoglio delle Regioni. Ora ci si mettono i Comuni. Il piano casa voluto dal Governo e che dovrebbe consentire l’ampliamento delle cubature di villette del 20% in caso di ristrutturazione o nuova edificazione a fronte di oneri di urbanizzazione ridotti, sta partendo lentamente.
Finora infatti sono 16 su 21 le leggi regionali approvate per attuare il piano casa, in territori che inglobano il 77% della popolazione italiana. Ma il problema rimasto è quello di rendere operativi i procedimenti burocratici: non sono molte le regioni che hanno già adottato le procedure e gli strumenti necessari per presentare le richieste di ampliamento e chiedere i permessi per costruire. Mancano le delibere attuative delle leggi regionali e quindi il via libera da parte dei Comuni che normalmente si prendono almeno tre mesi di tempo per poter decidere in materia.
Si allungano dunque i tempi per sbloccare il piano casa e dare nuovo impulso all’edilizia.
Infatti, come dimostra un’indagine pubblicata lunedì 9 da IlSole24Ore, solo ora l’intesa nazionale sul piano, declinata già a livello regionale, sta approdando nei consigli comunali. Un passo necessario, perché chi vorrà portare avanti i lavori beneficiando del piano casa, dovrà proprio far riferimento alle norme stabilite a livello comunale.
Ma c’è di più: in caso di delibera emanata dai Comuni, la sua ricerca è difficilissima. Complicato trovarla sui siti degli enti locali, complicato trovare qualcuno che possa fornire indicazioni in materia.
Sempre IlSole24Ore dimostra come i capoluoghi di provincia che hanno già deliberato una normativa su questo tema sono 31 su 47 e nel loro lavoro di attuazione hanno più che altro specificato le aree dove il piano casa non può essere applicato per tutelare zone a rischio idrogeologico o con particolari requisiti ambientali. È il caso della riviera di Rimini, delle aree verdi dichiarate patrimonio ambientale a Perugia. O ancora: il divieto di fare l’espansione del business su edifici di rilevanza storica, come per i palazzi degli anni ‘30 di Bergamo. Venezia, dal canto suo, non ha proprio deliberato il piano casa, stante la specificità della sua posizione, mentre a Verona vengono tutelate le ville liberty e i parchi; Belluno ha ampliato lo sconto del 20% sugli oneri per gli interventi di bioedilizia. E si potrebbe proseguire a lungo.
Quello che sembra di capire è che la scossa al mercato immobiliare prevista nei progetti del governo non arriverà. O comunque non in tempi brevi.
giovedì 5 novembre 2009

Anci Lombardia

Notizie Immobiliari: regione Lombardia 604 i Comuni che hanno deliberato il piano casa




Sono 604 i Comuni della Lombardia che, a oggi, hanno comunicato alla Regione di aver approvato delibere legate all'applicazione del piano casa.
È il dato reso noto dai tecnici dell'assessorato regionale al Territorio nel corso della commissione consiliare Territorio.
Dei Comuni che hanno già fatto pervenire in Regione una comunicazione sul loro operato, il 57% circa ha messo a punto delibere per escludere dall'applicazione del piano casa aree del proprio territorio, mentre il 37% ha individuato aree in cui sono ammessi interventi su edifici produttivi.

mercoledì 4 novembre 2009

In calo la qualità delle città italiane.



Da un rapporto Assoedilizia, si evidenzia una progressiva dequalificazione del patrimonio abitativo del Paese, sia pure tenendo conto dell’operazione di aggiornamento dei dati compiuti dal Catasto in anni in cui l’arretrato era assai rilevante (5-6 milioni di posizioni).
Riscontriamo: una predominanza di edilizia economica, il cui dato cresce quasi di tre volte (più 284%) ed una edilizia civile che raddoppia il dato (più 210%); un calo del 24,5% degli alloggi signorili dovuto alla mancanza di incremento ed ai processi di dismissione con contestuale frazionamento.
Fenomeno che interessa anche le ville che rimangono quasi stazionarie, mentre i villini aumentano di quattro volte. Il dato dei castelli e dei palazzi monumentali segue il trend dell’aggiornamento catastale.
La diminuzione delle unità ultrapopolari,indica il recupero edilizio del patrimonio particolarmente degradato. Commenta il Presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici.

“Si può filosofare fin che si vuole sul concetto di città, di etica e di estetica nell’urbanistica, di qualità del vivere e di bellezza della città.
È paradossale, ma basta una norma di natura fiscale a cambiare tutto il corso di una cultura: quando, nei tempi andati, il fisco colpiva il fronte delle case, si costruivano solo budelli; quando colpiva il sedime le case crescevano in altezza; quando, come nell’Italia del Dopoguerra si è colpita la qualità edilizia si sono costruite solo case brutte.

Da allora ad oggi, nel nostro Paese, una miope legislazione fiscale ha penalizzato sistematicamente il prodotto edilizio di qualità, escludendo da ogni agevolazione fiscale gli immobili di pregio: prima, fra tutte, la famosa legge Tupini che prevedeva l’esenzione venticinquennale dall’imposta sui redditi dei fabbricati per le costruzioni destinate alla locazione, a patto che fossero di mediocre, se non scadente qualità.
Si è arrivati al punto di escludere dai benefici di legge gli immobili realizzati con materiali pregiati o lavorati in modo pregiato; condannando una tradizione artigianale di qualità, fatta di marmisti, decoratori, falegnami, stuccatori, tappezzieri che hanno visto progressivamente scemare il proprio lavoro”.
lunedì 2 novembre 2009

Approvato il piano casa in Liguria e Sardegna



Il Consiglio regionale della Sardegna ha dato il via libera al disegno di legge recante “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’ economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”.
In base alle norme appena varate gli interventi di ampliamento e demolizione potranno essere realizzati anche su immobili non residenziali e sono previsti incentivi ulteriori qualora si garantiscano determinati livelli di prestazione energetica e contenimento dei consumi mentre il mutamento della destinazione d’uso e’ ammesso a condizione che sia compatibile con le destinazioni previste dagli strumenti urbanistici comunali vigenti.
Analogamente ad altre leggi regionali e’ fatto poi divieto di realizzare gli interventi su edifici abusivi, non accatastati, o vincolati. Per quanto riguarda, invece, i centri storici si potra’ intervenire su edifici aventi meno di cinquanta anni che siano in contrasto con i caratteri architettonici e tipologici del contesto nel quale ricadono. In caso di demolizione e ricostruzione gli immobili devono risultare ultimati al 31/12/1989. Si segnala poi la previsione di poter cumulare gli incrementi ammessi dalla legge con quelli gia’ previsti da altre disposizioni di legge, dagli strumenti urbanistici comunali e dalle norme di pianificazione regionale.
Di pari passo anche la Liguria che ha approvato definitivamente il disegno di legge “Misure urgenti per il rilancio dell’attivita’ edilizia e per la riqualificazione del patrimonio urbanistico edilizio”. Come la Sardegna anche la Liguria ammette che gli interventi possano essere effettuati su immobili non residenziali ma per quelli di demolizione e ricostruzione demanda tale facolta’ ai Comuni i quali potranno approvare gli stessi mediante la procedura di Conferenza di Servizi. Ammessa, inoltre, previa approvazione mediante la procedura della Conferenza di Servizi, la demolizione-ricostruzione anche su altra area purche’ ritenuta idonea.

Con l’approvazione della legge della 
Sardegna e della Liguria salgono cosi’ a 15 i provvedimenti attuativi dell`Accordo del 1° aprile relativo al cd. Piano Casa 2. In corso di approvazione definitiva dovrebbe essere anche il ddl del Friuli Venezia Giulia, che e’ all’ esame dell’ aula del Consiglio regionale.
Intanto in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, 
Trentino e Umbria sono scaduti i termini assegnati ai Comuni per emanare le delibere di attuazione delle rispettive leggi regionali. In queste Regioni pertanto il Piano Casa 2 e’ entrato nella fase operativa ed e` possibile presentare domande di ampliamento o sostituzione edilizia.
Al fine di fare chiarezza su alcuni aspetti piu’ controversi della propria legge regionale (n. 20 del 14/7/2009) la Giunta del Piemonte ha pubblicato una circolare illustrativa (n. 4/PET del 21/9/2009 - BUR n.38 del 24/9/2009) nella quale viene innanzitutto precisato che sara’ possibile presentare richiesta di permesso ovvero la denuncia d`inizio attivita` fino al 31 dicembre 2011. Ottenuta l`approvazione del progetto anche successivamente a tale data i lavori potranno essere iniziati e ultimati entro i rispettivi termini previsti nel relativo titolo edilizio.
Per quanto concerne la possibilita’ di cumulo degli interventi viene precisato che la LR n. 20/2009 e` applicabile a quegli edifici che abbiano usufruito della LR 21/1998 solamente se la dichiarazione di ultimazione lavori per il recupero del sottotetto sia stata presentata entro il 31 luglio 2009. Negli altri casi l’applicazione della legge regionale 20/2009 e’ alternativa all`applicazione della legge regionale 21/1998 per il recupero ai fini abitativi dei sottotetti.
Si segnala, infine, che la Lombardia (Direzione Generale Territorio e Urbanistica) ha pubblicato una nota (n. 104111 del 14/10/2009) contenente “Modalita’ operative per interventi di sostituzione edilizia in centri storici e nuclei di antica formazione ai sensi del co.4, art.3, LR 13/2009″
fonte: ance
martedì 27 ottobre 2009

Liguria: il piano casa.....

La commissione ambiente e territorio del Consiglio regionale della Liguria ha approvato il piano casa proposto dalla giunta regionale con i voti favorevoli del Pd e dell’Italia dei Valori, l’astensione dei Verdi e i voti contrari di Pdl e Lega. Mentre Udc, Pdci e Rifondazione lasciano i lavori. La legge, votata senza emendamenti, sarà discussa in consiglio regionale dove potranno essere ripresentate le proposte di modifica.
Ma la battaglia in commissione e la crisi che ha spaccato la maggioranza hanno lasciato il segno. Il centrodestra in particolare accusa la prova di forza della Regione, soprattutto da parte di Pd e Italia dei Valori, le cui scelte sono state anche duramente contestate da senatori dello stesso Pd, come Roberto Della Seta, pronto a definire quello varato dalla Liguria «il peggior piano casa d’Italia» dando dei «cementificatori» ai suoi estensori.
Dai consiglieri Pdl Nicola Abbundo e Luigi Morgillo, che non hanno neppure avuto modo di introdurre correttivi per migliorare il piano casa, arriva una pesante bocciatura: «Vincoli e restrizioni di fatto non consentiranno ampliamenti degli edifici. Nessuna possibilità di espansione per le attività produttive in un piano approvato dal centrosinistra, bocciando a “scatola chiusa” gli emendamenti dell’opposizione». Il motivo del blitz della giunta, che non ha neppure cercato il confronto con gli alleati e per andare avanti senza intoppi ha addirittura rinunciato ai suoi stessi emendamenti, è così spiegato dai due consiglieri Pdl: «La maggioranza non può entrare nel merito, perché non è in grado di reggere il confronto con la minoranza, è in forte imbarazzo: ha varato un piano che, tra vincoli e lacciuoli di ogni genere in pratica non cambierà nulla nel settore edilizia; ma questo è quanto stato chiesto dalla sinistra più estrema e dai Verdi, le due forze che in pratica tengono in ostaggio la giunta»
Fonte: Ilgiornale.it
lunedì 26 ottobre 2009

Piano Casa Sardegna. Al via gli interventi sulle zone costiere

Per le costruzioni situate nella fascia costiera fino a 300 metri dal mare sono permessi ampliamenti del 10%. Per alberghi e residence è concesso un bonus volumetrico del 35%.

Sugli edifici residenziali uni e bifamiliari delle zone urbane interne possono essere realizzati aumenti volumetrici del 20%, e del 30% in caso didemolizione e ricostruzione con l’ attenzione agli impianti per il risparmio energetico. Gli interventi nelle zone agricole e nei centri storici sono subordinati alla delibera del Consiglio comunale. Escluse le zone a vincolo integrale.

Per le strutture ricettive sono consentiti bonus volumetrici al 35%. La legge urbanistica prevedeva già per alberghi e residence ampliamenti del 25% previo accordo tra Comune e Regione.

Anche verande e sottotetti potranno essere recuperati, ma a scopo abitativo e se sono alti almeno 2,40 metri, ma non si possono realizzare sopraelevazioni. Stesso discorso per i seminterrati, esclusi quelli situati in aree a rischio idrogeologico.

Per gli interventi di aumento delle cubature deve essere presentata la Dia, Denuncia di inizio attività. Per le demolizioni e ricostruzioni, per l’ ampliamento di immobili esistenti nelle zone A, E, F o costiere va richiesto il permesso di costruire.

Per legge una Commissione regionale di valutazione deve fare i controlli del caso per la tutela del paesaggio. La Commissione, composta da tre esperti di livello internazionale, ha il compito di monitorare gli interventi, mirati al miglioramento della qualità architettonica e al rispetto delle norme sul risparmio energetico. La Commissione affiancherà l’ Ufficio regionale del Piano Paesaggistico e la Sovrintendenza nazionale dei beni paesaggistico - ambientali.

Purtroppo la legge consente gli aumenti volumetrici del 10% all’ interno della fascia protetta dei 300 metri dal mare senza l’ intesa tra enti locali, costruttori e assessorati all’ ambiente e all’ urbanistica, prevista dal Piano paesaggistico. Secondo l’ opposizione questo strumento di verifica consentiva il controllo degli obiettivi del piano.

Favorevole Confindustria, che giudica il provvedimento un’ opportunità di ripresa per le aziende in crisi. Critica l’ opposizione di centrosinistra, che ha annunciato ricorsi giudiziari per la tutela delle coste, dopo aver presentato oltre quattrocento emendamenti contro il Progetto cemento

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