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Tecnogruppo RE
6 proposte per ripartire
Sono sei proposte e arrivano dritte dritte da Finco (la federazione che rappresenta le industrie ed i sistemi per le costruzioni e le manutenzioni edili e stradali). Rappresentano la ricetta di quello che bisognerebbe fare per dare nuovo slancio al settore immobiliare.
La prima riguarda la necessità assoluta di prevedere una proroga al 2012 del bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici sia per rendere più efficiente le costruzioni già esistenti sia per far emergere le sacche di lavoro nero e di evasione.
La seconda riguarda il tipo di maggioranza necessaria nel condominio per attuare le misure di abbattimento e ricostruzione con il bonus del 20% soprattutto se si vuole rendere lo stabile più efficiente sotto il profilo energetico.
La terza, come da evidenziato e accolto in alcune Regioni, riguarda la necessità di una estensione del Piano casa anche ai manufatti industriali e commerciali e non solo a quelli residenziali.
La quarta consiste nell’ampliamento delle categorie merceologiche cui è possibile applicare la detassazione degli utili reinvestiti
La quinta prende il nome di «Eco-prestito» e prevede l’accesso a prestiti agevolati a tasso 0 per 10 anni fino ad un massimo di 30.000 euro per ciascun beneficiario. l’Eco prestito dovrebbe essere utilizzato a fronte di una certificazione di interventi che vanno dall’incremento dell’efficienza energetica delle coperture e delle pavimentazioni a quello dei muri perimetrali e delle finestre, porte esterne e schermature solari, fino all’installazione di apparecchiature e sistemi per riscaldamento e produzione di energia elettrica ed acqua calda utilizzanti fonti rinnovabili o assimilate.
La sesta riguarda i ritardati pagamenti alle imprese. Va risolto subito, dicono gli industriali, anche ad esempio, attraverso il ricorso alla Cassa Depositi e Prestiti per crediti vantati dalle imprese e certificati dalla pubblica amministrazione.
Ora, posto che tutte e sei le proposte sono valide, manca una proposta su tutte: e cioè che aumentino i controlli per far emergere il nero, male incurabile del settore immobiliare italiano. E soprattutto piaga molto più profonda rispetto a quella che potrebbe essere curata con un bonus del 55%. O no?
fonte: www.casa.it
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Roma: presentato dal Sindaco il Piano Casa.
Il Sindaco Alemanno ha presentato il piano casa approvato dalla giunta il 18 Novembre scorso.
Entro il 2015 verranno create 25.700 abitazioni di edilizia popolare. Come hanno illustrato gli assessori all'Urbanistica e Alla Casa, Marco Corsini e Alfredo Antoniozzi, 3000 di questi alloggi avranno come destinazione l'edilizia popolare, mentre gli altri verranno creati come immobili a basso costo destinati alle categorie economicamente piú disagiate (famiglie con basso reddito, anziani, studenti, giovani e immigrati regolari).
La crescente domanda di immobili sul territorio della città di Roma ha portato negli anni il mercato immobiliare romano, con un prezzo medio a metro quadro di 4'000 euro, a diventare il piú costoso in Italia, superando anche Milano.
Al fine di aumentare l'offerta di immobili, il Comune di Roma ha previsto una serie di iniziative che includono, oltre dall'impiego del cosidetto "social housing" per gli appartamenti privati già esistenti e che sono rimasti invenduti anche l'incremento degli indici edificatori territoriali e la possibilità di creare delle nuove abitazioni a prezzi contenuti e che prevedono l'impiego di energie rinnovabili. Altri interventi possibili al fine di aumentare l'offerta immobiliare includono la regolarizzazione degli edifici ex abusivi al fine di aumentare la superficie lorda disponibile per il Comune, e l'individuazione di aree di basso valore ambientale e situate nei pressi delle linee metropolitane che il Comune potrebbe acquistare al fine di utilizzarle per fini di pubblico interesse.
Una parte rilevante del Piano è dedicata alle periferie. La periferia di Roma è una delle piu' grandi di tutta l'Europa e, come ha sottolineato Fabrizio Ghera, assessore ai Lavori Pubblici e alle periferie, nonostante il fatto che in periferia viva circa l'80% della popolazione e che in essa si produca circa il 70% del Pil, i fondi destinati alla periferia per la qualificazione del territorio urbano sono solamente il 30% del totale disponibile.
Il Piano ha comunque già suscitato alcune prese di posizione negative. 600 persone circa aderenti ai movimenti per il diritto alla casa hanno infatti manifestato dinanzi al Campidoglio in quanto ritengono il Piano inadeguato rispetto alle reali esigenze della città. Un'indagine del CRESME ha infatti indicato che le reali necessità abitative delle categorie piú deboli della popolazione romana siano all'incirca di 46'600 abitazioni, quasi il doppio rispetto a quelli previsti nel Piano Casa appena approvato.

