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martedì 1 dicembre 2009

Dubai

                                                                                                                                        

Dubai World ristruttura debiti per 26 miliardi, l'emiro di Dubai getta acqua sul fuoco, ma le Borse degli emirati fanno ancora capolino. La società controllata dal Governo del piccolo emirato arabo ha messo a punto un piano che prevede la ristrutturazione del suo debito per una cifra complessiva di 26 miliardi di dollari.
Il piano prevede un processo di ristrutturazione in cinque fasi, che interesserà alcune delle società controllate, tra cui anche l'immobiliare Nakheel, tra le più colpite dalla crisi. La ristrutturazione esclude le imprese della holding Dubai Word che hanno un buon andamento finanziario. Si tratta di Istithmar World, DP World e Jebel Ali Freezone.
Il tentativo è quello di salvare i cosiddetti gioielli del gruppo, anche se gli esperti sono scettici sulla possibilità che Dubai World possa riuscire a disfarsi dei debiti e tenersi tutte le imprese sane. Gli obbligazionisti del gruppo sono ancora sotto shock per l'annuncio della moratoria sul pagamento dei debiti, ma difficilmente accetteranno una ristrutturazione senza avere delle forti garanzie in cambio, specie ora che il governo si è tirato fuori dalla copertura del debito.
Nakheel, che è l'anello debole dell'impero finanziario di Dubai World, alla fine del 2008 aveva in portafoglio attività del valore di circa 100 miliardi di dollari. Ma nel frattempo i prezzi degli immobili sono crollati del 50% e gran parte delle mega-costruzioni progettate dal gruppo sono rimaste invendute e coi lavori fermi a metà.
Anche Limitless, l'altro braccio operativo nel settore immobiliare, sulla carta ha un portafoglio con attività del valore di 100 miliardi di dollari, ma ha gli stessi problemi di Nakheel. Per questo Dubai World rischia di dover mettere in vendita almeno una parte dei suoi gioielli.
Nonostante l'annuncio di Dubai World sono continuati anche oggi gli ordini di vendita alla Borsa di Dubai e in quella di Abu Dhabi essendo venuta meno la fiducia degli investitori sul piccolo emirato arabo dopo che, la scorsa settimana, Dubai Wolrd ha chiesto una moratoria sul suo debito che ammonta a circa 60 miliardi di dollari.
Proprio la Borsa della città emiratina ha chiuso con un -5,61%. Male anche la vicina Abu Dhabi con un -3,57%. A poco sono servite le considerazioni dell'emiro di Dubai, Sheikh Mohammed bin Rashid al-Maktoum, che è anche vice presidente, premier e ministro della Difesa degli Emirati arabi uniti, secondo cui il Governo dell'emirato e Dubai World sono due entità separate.
"Mettere insieme il gruppo Dubai World e il Governo è sbagliato. La nostra economia è forte e solida". E' con queste parole che l'emiro ha commentato per la prima volta la crisi finanziaria che sta colpendo il suo emirato. I numeri di Moody's parlano chiaro. L'agenzia internazionale di rating ha infatti stimato in 100 miliardi di dollari il debito complessivo dell'emirato di Dubai e delle sue aziende.
Moody's ha specificato che Dp World e la Free Zone Jabel Ali, due società di Dubai World, che non rientrano nella ristrutturazione del debito, hanno debiti di circa 10 miliardi di dollari. Secondo Moody's la ristrutturazione di parte dei debiti di Dubai World potrebbe portare a una catena di default e al downgrade dei rating di numerose banche degli Emirati arabi uniti, mentre le grandi banche internazionali subiranno danni relativi.
Per Moody's le banche degli Emirati controllano circa il 15-20% dei 60 miliardi di dollari di debiti di Dubai World. Mentre le banche inglesi hanno la maggiore esposizione verso il debito di Dubai World, a detta di Harm Zebreges, rappresentante del Fondo Monetario Internazionale per la zona Asia-Pacifico. "Secondo quanto ci risulta l'esposizione delle banche asiatiche è limitata con una più forte esposizione delle banche britanniche", ha sottolineato Zebreges.
Rientrati in parte i timori sulla situazione finanziaria a Dubai, le Borse europee oggi viaggiano in territorio positivo. Incoraggiate anche dalla buona apertura di Wall Street (+1% il Dow Jones e +1,20% il Nasdaq), le piazze finanziarie del Vecchio Continente consolidano i progressi. Londra guadagna l'1,90%, Francoforte l'1,94%, Parigi il 2,20%.
Piazza Affari si muove compatta con il resto d'Europa, con il Ftse Mib in rialzo del 2,34%. Bene anche All Share (+2,26%). Il prezzo del petrolio è tornato sopra quota 78 dollari, l'euro a quota 1,51 dollari: la moneta europea ora passa di mano a 1,5090 dollari, dopo essere risalita a 1,5105 e l'oro ha aggiornato il massimo storico. Ha infatti sfondato quota 1.200 dollari l'oncia. Al Comex di New York i future con scadenza a febbraio hanno segnato un nuovo record storico a 1.200,05
dollari.

fonte: Milano Finanza

sabato 7 novembre 2009

Giornata dell'energia a Bologna



Il 27 Novembre a Bologna si aprira’ il convegno in previsione della giornata del 7 dicembre che coinvolgera’ tutte le nazioni.
Il mercato Europeo delle Emissioni, le strategie di carbon management dei principali operatori, le prospettive finanziarie del mercato ed i relativi scenari previsivi, quantità e prezzo, al 2012 a cura di NE Nomisma Energia.
Il 7 Dicembre 2009 si aprirà la XV Conferenza delle Parti a Copenhagen (Danimarca), che vedrà riuniti intorno ad uno stesso tavolo più di 180 rappresentanti dei governi nazionali di tutto il mondo, incaricati di dar vita ad un accordo in grado di implementare l’azione già avviata 12 anni fa a Kyoto.
L’appuntamento di Copenhagen è senza ombra di dubbio l’appuntamento più importante dell’anno. Il raggiungimento di un’intesa tra le diverse parti in campo avrebbe un duplice vantaggio: da un lato, infatti, fornirebbe quelle indicazioni programmatiche indispensabili per lo sviluppo di un nuovo tipo di economia – una low-carbon economy – in grado di far fuoriuscire dall’attuale crisi le diverse realtà nazionali, dall’altro aprirebbe le porte allo sviluppo di un mercato mondiale delle emissioni in cui efficienza e sostenibilità diverrebbero le parole d’ordine. Viceversa, il mancato ottenimento di un accordo condurrà ad un’ulteriore frammentazione del mercato che si svilupperà solo attraverso accordi bilaterali ad-hoc.

Un quadro d’incertezza che non risparmia neanche l’Emission Trading Europeo, che sembrava aver superato le debolezze della Fase I, essenzialmente connesse ad una sovra-allocazione dei permessi, e che si trova ora a dover fronteggiare sia una delle peggiori crisi economiche dell’ultimo secolo che una sentenza, quella della Corte di Giustizia Europea a favore di Polonia ed Estonia, che potrebbe delegittimare il potere formale della Commissione Europea nella fissazione del tetto massimo di quote a disposizione di ogni Membro.

NE Nomisma Energia è già da tempo attiva all’interno del mercato del carbonio e dei meccanismi flessibili di Kyoto, ed in questa sede intende approfondire le principali dinamiche che interessano gli operatori coinvolti dall’ETS nelle loro decisioni di policy. Dinamiche che inevitabilmente influenzeranno i meccanismi di formazione del prezzo dell’EUA per gli anni a venire.
Il workshop mira a fornire un completo quadro di analisi di un mercato, l’ETS Europeo, con un elevato livello di volatilità ma, allo stesso tempo, altamente attrattivo.
Verranno poi presentati gli scenari previsivi al 2012 di NE Nomisma Energia così da poter offrire
agli operatori del settore un benchmark di riferimento per le proprie decisioni di policy.

Fonte: Nomisma energia
lunedì 2 novembre 2009

tetti verdi contro l'anidride carbonica






Se i tetti delle case di una città di un milione di abitanti fossero ricoperti di erba, verrebbe eliminata dall’atmosfera una quantità di anidride carbonica di 375 grammi per metro quadrato nell’arco di 2 anni. 

Sono queste le conclusioni a cui è arrivato uno studio della Michigan State University che ha analizzato la quantità di anidride assorbita da 13 diversi tipi di tetti “verdi”. 

Ci sono però delle controindicazioni legate alle realizzazione dei prati sui tetti che richiedono l’utilizzo di materiali e tecniche che producono una quantità di anidride carbonica che viene compensata solo dopo 7 anni. 

Con l’utilizzo di materiali a più bassa emissione di anidride carbonica, però, si potrebbe arrivare a dimezzare questo intervallo di tempo.
martedì 27 ottobre 2009

l mercato non residenziale può ripartire grazie alle ecosostenibili


Tipologie immobiliari innovative insediabili nel mercato italiano non residenziale" è il titolo dello studio congiunto realizzato da Associazione nazionale costruttori edili e Reag (Real Estate Advisory group).
La ricerca nasce in una fase di crisi internazionale, che da ottobre 2008 ha avuto ricadute evidenti anche sul mercato immobiliare italiano, caratterizzato oggi da un blocco delle operazioni causato dalle crescenti difficoltà di accesso al credito.
Nel 2008 in Italia sono stati censiti 423 nuovi progetti di sviluppo immobiliare di dimensione medio-grande ed è possibile osservare che i nuovi progetti sono sempre più eco-compatibili e sostenibili.
Nel Nord Italia è localizzato il 65% degli interventi, il 19% al Centro e solamente il 16% nel Sud e nelle Isole. I progetti e programmi di trasformazione urbana rappresentano il 52,2% del totale.
I promotori immobiliari interessati sono 330, nel 67% dei casi si tratta di investitori privati a fronte del 33% di enti pubblici. Solo il 9% dei progetti è promosso da investitori stranieri prevalentemente interessati alla grande distribuzione, alla logistica e alla residenza
Dal punto di vista finanziario si può prevedere un investimento di capitale totale di oltre 105 miliardi di euro, a cui corrisponde una media di circa 245 milioni per progetto.
I fondi immobiliari italiani detengono il maggior portafoglio (34,7 miliardi), davanti ad assicurazioni (22,6 miliardi), fondi previdenziali (15,6 miliardi), banche (14,5 miliardi) e società immobiliari quotate (2 miliardi). La maggior parte degli investimenti dei fondi si concentra sugli uffici (57% del totale), seguiti da commerciale (21%), sviluppo (14%), logistica e industriale (7%) e residenziale (1%). I fondi dedicati ai risparmiatori sono 28 mentre quelli riservati agli investitori sono 210.

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